venerdì 26 gennaio 2018

Riscrittura

Sono le nove di un sabato sera come tanti ed entrano i soliti clienti.
C'è un vecchio signore seduto vicino a me che fa l'amore col suo gin tonic. Mi dice: «Figliolo, puoi suonarmi un ricordo? Non sono ben sicuro di come faccia, ma è triste e dolce e la sapevo a memoria quand'ero giovane.»

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

John, il barista, è un mio amico, mi fa bere gratis. È sempre pronto a scherzare o accenderti una sigaretta, ma vorrebbe trovarsi altrove. Dice: «Bill, questa vita mi sta uccidendo» mentre il sorriso svanisce dal suo volto. «Sono sicuro che potrei diventare un divo del cinema, se solo potessi lasciare questo posto.»
Paul è un agente immobiliare e romanziere che non ha mai avuto tempo per una moglie, sta chiacchierando con Davy che è ancora in marina e probabilmente ci resterà tutta la vita.
E la cameriera fa la diplomatica, mentre gli uomini d'affari si ubriacano lentamente. Sì, condividono un drink chiamato Solitudine, ma è sempre meglio che bere da soli.

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

È abbastanza affollato per un sabato e il proprietario mi sorride perché sa che è per me che sono venuti, per dimenticare le loro vite per un po'.

E il pianoforte suona come un carnevale e il microfono puzza di birra e loro siedono al bar riempiendo di mance il mio barattolo e dicendo «Amico, che ci fai qui?»

Suonaci una canzone, sei il pianista, suonaci una canzone stasera. Siamo tutti in vena di ascoltar musica e devi farci star bene.

Billy Joel
Piano Man, 1973

Questo è il racconto che ho trovato bell'e pronto nella canzone del signor Joel, mentre guidavo.  Basta il testo a farmi pensare mille cose sulla scrittura, in particolare su personaggi che sono descritti alla perfezione con appena quattro parole ciascuno e sono facili da immaginare.
Scritto il post, ne ho cercato il video per farvi ascoltare la canzone e ho scoperto che ne esistono due versioni talmente diverse che lo stesso pezzo sembra trasformarsi. Passano oltre dieci anni tra i due filmati e, mentre il testo rimane lo stesso, parola per parola, cambia il locale, cambia l'aspetto dei clienti, cambia la moda, cambia l'economia, cambia lo spirito di quel sabato sera. 
E guardate il signor Joel, come suona da ragazzo e come da adulto, lui è l'unico rimasto a (re)interpretare se stesso – il personaggio del suo racconto – e in quei dieci anni ha perso qualcosa e guadagnato qualcosa.

Video originale


Versione del 1985






mercoledì 3 gennaio 2018

Le leggi dei gatti e della scrittura

Il 26 dicembre mi sono svegliata con il piano di scrivere per un giorno intero.
Erano tutti via per le feste e avrei avuto il tempo e la pace di mettermi al computer con una tazza di caffè caldo e trascorrere ore all'avventura con i personaggi di Legione.

Prima di proseguire il racconto, serve un chiarimento: io non scrivo nella casa in cui abito. Mi sono sempre sentita più a mio agio al tavolo del salotto nel vecchio appartamento di famiglia, che è rimasto a mio fratello e la sua compagna, ma del quale ho ancora le chiavi e uso come studio ogni volta che posso.

martedì 19 dicembre 2017

Precious Ramotswe, detective

Ho appena finito di leggere Precious Ramotswe, detective di Alexander McCall Smith, primo di una serie di libri pubblicati tra il 1998 e il 2015.
Ignoravo l'esistenza di questi romanzi, malgrado abbiano avuto un grande successo, finché un'amica me li ha consigliati e devo ringraziarla (grazie, Sonia!) per questa bellissima scoperta.

All'inizio, ho commesso un terribile errore: ho letto le prime pagine come se avessi in mano una penna rossa per segnare gli errori. Mi sono fermata subito perché mi sono accorta che mi stavo perdendo la storia, e questo è il risultato di troppe discussioni tecniche sulla scrittura, a volte utili e interessanti, ma negli ultimi tempi decisamente troppe e troppo pesanti per me. Mi stonavano alcune ripetizioni nei primi capitoli, ma mi sono ricordata com'era la realtà in Africa quando ci sono stata. All'improvviso quelle ripetizioni non stonavano più, anzi, erano in perfetto stile africano. Allo stesso modo, sono deliziosamente africani i modi, le riflessioni, le interazioni dei personaggi e mi sono ritrovata nel continente nero nel giro di poche pagine. Alla strepitosa Precious, ho dato l'aspetto, il sorriso e l'energia della mia amica Peris di Nairobi. Lungo il romanzo, ognuno dei casi che risolve è il ritratto di un pezzetto d'Africa: il rapporto tra uomini e donne, tra potenti e gente comune, tra nazioni confinanti, tra bianchi e neri, tra progresso e stregoneria.

Mi riferisco all'Africa e non solo al Botswana, dove sono ambientate le avventure della detective, perché i confini che vediamo sulle mappe sono stati stabiliti a tavolino da chi non si è mai interessato o preoccupato di capire dove fossero quelli disegnati dalla natura e dai popoli che vivono laggiù, sono linee tracciate senza tener conto né di legami né di conflitti. Quando parli con la gente del posto – o leggi la storia di Precious  ti accorgi che i diversi popoli si riconoscono e definiscono per caratteristiche differenti, tratti fisici, caratteriali, accenti, gesti, tradizioni, un po' come le peculiarità regionali in Italia, eppure tutti si sentono africani come nessuno di noi si sentirà mai europeo.

Tra le righe della storia della Signora Ramotswe, l'autore racconta tutto questo con molta delicatezza e ironia, con un linguaggio semplice, quasi da fiaba, ma molto preciso. È riuscito a coinvolgermi in riflessioni che, da una frase di due righe, sono straripate dal libro e mi hanno tenuta impegnata per ore, anche nei sogni notturni.
Vorrei che questo libro non fosse mai letto da persone superficiali, poco sensibili o povere d'immaginazione perché la sua bellezza sta nello scorrere delle parole e nei colori, anche nei passaggi in apparenza banali.
Mi è piaciuto tanto che ho già cominciato a leggere il secondo romanzo della serie  cosa insolita per me che amo alternare i generi – Le lacrime della giraffa. Si vede che non ero ancora pronta a lasciare il Botswana e la mia nuova amica Precious.

Avrei potuto scrivere un post di sole citazioni dal libro, avrei anche potuto scegliere solo questa, il padre di Precious che ricorda gli anni trascorsi a faticare nelle miniere in Sudafrica, ma sono una chiacchierona e per leggerla siete dovuti arrivare fin qui. Oppure cominciate a leggere il libro.
«Ci hanno insegnato il fungalo, il linguaggio usato per dare ordini sottoterra. È una lingua strana. Gli zulu ridono quando la sentono, perché contiene moltissime parole zulu ma non è zulu. È un linguaggio che va bene per dire alla gente cosa deve fare. Vi sono molte parole per spingere, prendere, spostare, trasportare, caricare e nessuna per amore, o felicità, o per i versi che gli uccelli fanno al mattino.»


venerdì 8 dicembre 2017

Alberi, stelle, parole

«Guardiamo gli alberi, e li chiamiamo alberi, dopo di che probabilmente non pensiamo più alla parola. Chiamiamo una stella stella, e non ci pensiamo più. Ma bisogna ricordare che queste parole, albero, stella, erano (nella loro forma originaria) nomi dati a questi oggetti da gente con un modo di vedere diverso dal nostro. Per noi un albero è, semplicemente, un organismo vegetale, e una stella semplicemente una palla di materia inanimata che si muove lungo una rotta matematica. Ma i primi uomini che parlarono di alberi e di stelle vedevano le cose in maniera del tutto differente. Per loro, il mondo era animato da esseri mitologici. Vedevano le stelle come sfere di argento vivo, che esplodevano in una fiammata in risposta alla musica eterna. Vedevano il cielo come una tenda ingioiellata, e la terra come il ventre dal quale tutti gli esseri viventi sono venuti al mondo. Per loro, tutta la Creazione era intessuta di miti e popolata di elfi.»


John Ronald Reuel Tolkien


lunedì 20 novembre 2017

Abbiamo l'obbligo

«Abbiamo un obbligo noi scrittori, e soprattutto noi scrittori per bambini. L’obbligo di scrivere cose vere, particolarmente quando creiamo storie di persone che non esistono in luoghi immaginari: per far capire che la verità non è ciò che accade ma ciò che ci dice qualcosa su ciò che siamo. Dopotutto, la narrativa è una bugia per raccontare la verità. E mentre dobbiamo dire ai nostri lettori cose vere, e dare loro armi e armature, e trasmettere quel poco di saggezza che abbiamo guadagnato nella nostra breve esistenza, abbiamo l’obbligo di non fare la predica o la ramanzina, di non spingere giù a forza nella gola dei nostri lettori bocconi premasticati di moralità, come fanno gli uccelli quando danno le larve ai loro piccoli.»

«Abbiamo l’obbligo di usare la lingua. Per metterci alla prova, per scoprire cosa le parole significano e come utilizzarle per comunicare chiaramente. Non dobbiamo provare a congelare il linguaggio, a farne una cosa morta e da riverire. Dobbiamo usarlo come una cosa viva, che scorre, e permettere ai significati di cambiare con il tempo.»

«Ad Albert Einstein fu chiesto una volta come fosse possibile rendere i bambini più intelligenti. La sua risposta fu semplice e geniale: “Se volete che un bambino sia intelligente leggetegli delle favole. Se volete che diventi più intelligente, leggetegli più favole”. Aveva capito il valore della lettura e dell’immaginazione. Spero che potremo dare ai nostri figli un mondo in cui leggeranno, e saranno letti, e immagineranno, e capiranno.» 

Neil Gaiman, 14 ottobre 2013












Aggiungo io: chi vuol diventare uno scrittore professionista, deve avere un'etica professionale. Significa avere rispetto per la scrittura e rispetto per chi legge.
Non esistono giustificazioni alla banalità, alla scarsa cura dello stile, alla mancanza di ricerca. Un professionista non punta alla sufficienza, deve spingersi al di sopra della media, in ogni campo. Anche nei contratti per la ristrutturazione di un bagno si specifica che il lavoro dev'essere eseguito a regola d'arte. A regola d'arte. Arte.





venerdì 10 novembre 2017

Si può sempre fare meglio

«La capacità di essere autocritici è una grande risorsa. Per questo scrivo i miei testi a mano, perché scrivendo a mano è molto più facile inserire, tagliare, correggere, cancellare. I miei testi, soprattutto quelli dei libri, sono un groviglio di cancellazioni, rifacimenti e "fumetti" da inserire che da vent'anni Barbara Ferranti, copista eccezionale, riesce a decifrare, consegnandomi in un attimo una copia perfetta.
Ma soprattutto ho capito da subito che bisogna documentarsi bene, prima di scrivere qualunque cosa. In questo mestiere, che porta ad avere una visibilità così forte, non si può sbagliare: gli errori non vengono perdonati e rimangono incollati alla propria immagine come un cartellino.
Il consiglio che posso dare ai giovani è: nel vostro lavoro, qualunque esso sia, puntate all'eccellenza. Si può sempre fare meglio: farsi venire un'idea nuova, leggere un libro in più, scoprire un nuovo dato, migliorare una presentazione. Non accontentatevi...
Queste cose mi sono state estremamente utili quando, molto più tardi, ho cominciato a fare divulgazione scientifica. Divulgare infatti vuol dire, in pratica, tradurre dall'italiano in italiano, dicendo le stesse cose in modo chiaro. Un lavoro non sempre facile perché per poter spiegare bisogna prima aver capito bene.»

Piero Angela, Il mio lungo viaggio


venerdì 3 novembre 2017

Gattara

L'amica Feddi ha da poco terminato un corso di "Consulente della relazione felina" (sì, esiste) che le interessava per via del suo lavoro al gattile comunale.
Mi ha inviato questo estratto da uno dei libri di testo sui quali ha studiato, La mente del gatto di Bruce Fogle, e voglio condividerlo con voi.

«Durante la guerra del Vietnam, qualche intelligentone che quasi sicuramente possedeva dei coon hound, e che non aveva mai dato un ordine a un gatto in tutta la sua vita, decise che l'esercito avrebbe dovuto provare a utilizzare i gatti come guide notturne per i soldati. Dopotutto, deve essersi detto, i cani hanno ottimi sensi e li utilizziamo per fiutare materiale militare. I gatti hanno un'ottima vista notturna, perciò dovremmo usare anche loro. Dimenticò, o forse non l'aveva mai saputo, che addestrare i gatti è facile – finché si sceglie qualcosa che si divertono a fare. In questo programma i gatti vennero forniti di bardature e venne detto loro di condurre i soldati attraverso la giungla, di notte. Dopo mesi di manovre notturne, venne trasmesso un rapporto; eccone alcuni brani:
Una squadra, a cui era stato ordinato di partire, è stata condotta dai gatti in direzioni totalmente diverse... In molte occasioni gli animali hanno guidato di corsa le truppe nella folta boscaglia all'inseguimento di topi di campagna e uccelli... Le truppe han dovuto costringere i gatti a seguire la direzione della pattuglia... Spesso l'esercitazione portava gli animali ad appostarsi e attaccare le cinghie pendenti dello zaino del soldato che marciava direttamente davanti all'animale... Se il tempo era inclemente o se anche solo minacciava di potersi mettere al brutto, i gatti non si trovavano mai da nessuna parte.»

Chi vive con un felino sta sicuramente ridendo come me, immaginando i gatti che giocano con le cinghie degli zaini e che guidano le truppe all'inseguimento di topi.
L'autore è un veterinario e il libro si apre con un'introduzione che è una sincera ammissione dell'incapacità umana di capire i gatti, forse gli animali in genere, ma i gatti in particolare:
«Lasciatemi dire innanzitutto che non esiste alcun modo che consenta di scrivere sui gatti e di essere al tempo stesso ritenuti persone sensate e assennate.»
Ecco, mi andava di pubblicare questo post perché mi conoscete come viaggiatrice e scrittrice, ma sono anche gattara. E un sacco di altre cose più o meno evidenti.
Miao a tutti.

giovedì 19 ottobre 2017

Simona c'è, ma non si vede

Per chi non mi segue su Facebook, ma solo al supermercato, pubblico anche qui un aggiornamento sulla mia apparente sparizione dalla rete.
Fa tenerezza quanto un social network si preoccupi quando non mi faccio sentire per qualche settimana.



martedì 26 settembre 2017

Fantascienza applicata

«Ero in Cina nel 2007, alla prima convention assoluta sulla fantascienza e il fantasy approvata dal Partito nella sua storia. Ad un certo punto ho preso da parte un funzionario e gli ho chiesto “Perché? La fantascienza è stata ufficialmente messa all’indice per tanto tempo. Cosa è cambiato ora?”. E lui mi ha detto che la risposta era era semplice: “I cinesi erano eccellenti nel replicare una cosa se un’altra persona gli avesse portato il progetto. Ma non innovavano e non inventavano. Non avevano immaginazione. Allora hanno mandato una delegazione negli Stati Uniti, alla Apple, alla Microsoft, a Google, e hanno chiesto alle persone lì, a quelle che progettavano il futuro. Così hanno scoperto che tutte loro avevano letto fantascienza quando erano ragazzi».

Neil Gaiman 14 ottobre 2013

sabato 16 settembre 2017

Lorenzo è in Florida

Siccome teneva molto a mandarvi... i suoi saluti, Lorenzo mi ha inviato un po' di foto dalla Florida. 
Dice che del passaggio di Irma si notano solo i resti di qualche palma spezzata lungo le strade (gli avevo detto che quelle sono zone ricche, mica New Orleans), ma ora c'è il sole e lui si diverte. 



Ah, la valigia è arrivata col suo stesso volo, strano, dev'esserci stato qualche disguido a Fiumicino.
Insomma, la sua vacanza on the road procede nel migliore dei modi, buon per lui e meno per me che speravo in qualche colpo di scena da raccontarvi. Però, a pensarci bene, non mi ha detto in che anno si trova...






domenica 10 settembre 2017

Romanticissima me

Raggiunto il traguardo del millesimo post, Helgaldo smette di pubblicare. Comprendo e sostengo la sua scelta, ma per me privare la rete di Dadovestoscrivendo è come togliere John Belushi da questa scena. Sono una romantica, che posso farci?




giovedì 7 settembre 2017

Lorenzo va in Florida

Lorenzo ha prenotato un volo Alitalia per Miami con il giusto anticipo per risparmiare sul biglietto. Peccato che da Milano debba fare scalo a Roma e gli è stato detto che in genere non si fa in tempo a prelevare i bagagli dai voli in arrivo da Linate per caricarli sulla coincidenza per Miami.
«Rimanga nei pressi dell'aeroporto, il giorno dopo, la valigia, le arriva di sicuro.»
«Mi prende in giro?»
«Guardi, metà settembre è ancora estate, il personale è ridotto. Sa com'è.»
Il giorno dopo ha scoperto che c'era un volo American Airlines da Malpensa, tra l'altro più comodo da raggiungere da casa sua, diretto per Miami, ma la sua prenotazione non era rimborsabile.

Quando, durante una pausa caffè, ha annunciato che sarebbe andato in Florida a metà settembre, gli ho fatto notare che da quelle parti è stagione di uragani. E qui mi sono spesa in spiegazioni sulle catastrofi naturali, con tanto di classi da tempesta tropicale a uragano di categoria 5, ho chiarito la differenza tra uragano, che nel Pacifico invece si chiama tifone, e tornado che è tutt'altra cosa, come una perfetta discepola di Piero Angela. In sostanza gli ho predetto che, oltre a ritrovarsi senza bagaglio, è probabile che si imbatta in un tempo pessimo, tuttavia, dal momento che ha intenzione di girare lo stato in macchina, potrà sempre evitare le zone più a rischio. Mi piaceva, però, immaginarlo come quei reporter con la mantellina gialla che svolazza nel vento a trecento chilometri orari e si aggrappano al microfono, raccontando ai telespettatori del peggior uragano del secolo, mentre alle loro spalle si vedono palme piegate fino a terra e onde alte dieci metri che superano i frangiflutti e si abbattono sulla strada. «Mandami un video così» l'ho pregato.

Pensandoci meglio, ci è anche venuto in mente che la rotta del suo aereo dovrebbe attraversare il famoso Triangolo delle Bermuda. Allora l'ho tranquillizzato: «Non importa se perdi la valigia e il meteo prevede l'uragano Katrina, tanto per una distorsione spazio-temporale atterrerai nel 1945» il che, per un grande appassionato di storia come Lorenzo, potrebbe perfino essere interessante.

C'è poi un altro potenziale problema: l'anno scorso Lorenzo è stato in Russia, o meglio, in Urss, come gli piace raccontare. Questo dettaglio, in clima di Russiagate, potrebbe non piacere al controllo passaporti americano, dove un agente parlerà all'orecchio del collega e poi si rivolgerà a Lorenzo con un serio: «Mi segua.»
«Posso prima ritirare il mio bagaglio?»
«Ha fatto scalo a Roma, non arriverà prima di domani.»

La pausa caffè è finita, si torna in ufficio e alla realtà.
«Vedrai che andrà tutto bene» gli dico «e non avrai niente di eccitante da raccontarmi al tuo ritorno. Che palle!»
Lorenzo mi fa un gestaccio. No, non è vero, è molto educato, aspetta sempre che gli dicano «Avanti» quando bussa a una porta.

Penso che si troverà bene in Florida, nel 1945.

Comunque intanto passa Irma...

martedì 5 settembre 2017

Saggezza Topolare

«Non sono diventato Paperon De' Paperoni intralciando chi era più rapido di me! Mi sono impegnato per essere il più veloce!»

Zio Paperone e le molecole in affitto, Topolino n.3195


sabato 15 luglio 2017

Chiuso per lavori

Sospendo gli aggiornamenti del blog, già molto rallentati negli ultimi tempi, per concentrarmi sull'ultimo volume di Legione. Godetevi serenamente le vacanze, mentre lavoro per voi. Al ritorno, potreste trovare una sorpresa che allevierà un poco la malinconia dell'estate che finisce. Arrivederci a quando cadranno le foglie.
Buone ferie, lettori!


giovedì 6 luglio 2017

Frammenti di Legione - Destino

«Vedo soltanto i fili rossi tessuti dal destino in una ragnatela di possibilità» disse muovendo le dita nell'aria «Intrecci e nodi cambiano con le decisioni che prendiamo e posso osservare le conseguenze di ogni singola scelta. Nelle mie visioni, la storia si riscrive in continuazione, conducendo a finali diversi. La differenza tra Gabriel e me è che lui sapeva quale strada avrebbe preso l'umanità a ogni bivio, conosceva l'unico finale reale tra quelli possibili.» 

Legione 4


Antonio Renna, illustrazione per Gabriel