giovedì 28 luglio 2016

Guarda altrove


Non riesci a distrarti, il tuo pensiero torna sempre a ciò che vorresti dimenticare. Lo sguardo che vorresti distogliere è attratto in maniera irresistibile dall’oggetto del tuo disagio. Per quanto ti sforzi non c’è modo di trattenerti dal voltarti a guardare la scena del delitto e impedire ai tuoi occhi di andare a caccia di macchie di sangue o di una mano che spunta da sotto il lenzuolo steso sul cadavere.
Ti torturi perché incapace di sfuggire all’attrazione di ciò che ti turba, cerchi il dolore, insegui ciò che ti ferisce, ma è per l’istinto di affrontarlo e sconfiggerlo oppure per il malsano piacere di assaporarlo?


sabato 23 luglio 2016

giovedì 21 luglio 2016

Cervello, stomaco, fegato e cuore


Il mal d’amore è insopportabile. Più ipnotico del mal di denti e più frastornante di un’emicrania, non lascia scampo perché non esistono antidolorifici in grado di eliminarne o ridurne i sintomi. Diviene un pensiero costante e ossessivo, stringe cervello e stomaco in una morsa imbattibile. Non vi sono rimedi se non attendere che si risolva seguendo il suo corso naturale e in genere il tempo necessario alla guarigione è tanto più lungo quanto più intenso è il dolore.

Il metodo peggiore per affrontare il mal d’amore è anche, purtroppo, il più diffuso: rinchiudersi in solitudine ad ascoltare canzoni malinconiche.
Manovra più efficace, invece, è richiedere l’assistenza di uno o più amici sorridenti, comprensivi e muniti di casse di birra. Meglio ancora, se la sofferenza si manifesta in periodo di Oktoberfest, recarsi a Monaco di Baviera. Il cuore ringrazierà, con il fegato poi ci si mette d'accordo.


sabato 16 luglio 2016

Qualcuno mi ha detto


Quello che le persone vi raccontano è solo una versione della storia. La loro versione. Non dico che mentano, ma di un fatto o un dialogo riportato ognuno ricorda quello che ha compreso e percepito il che non corrisponde necessariamente alla realtà o perlomeno non del tutto. Il filtro delle impressioni e delle sensazioni deforma gli intenti espressi a parole e gesti, restituisce un solo punto di vista e una storia oggettivamente incompleta.

State certi che non è andata esattamente come ve la raccontano, ma è andata anche in quel modo.


giovedì 14 luglio 2016

Benvenuti nel mio mondo



Io amo scrivere. È questo che faccio ed è questo che mi manca quando non ho tempo di farlo.

Ora, se osservo questo blog capisco di averlo usato in molti modi diversi: per raccontare la mia esperienza di autrice auto-pubblicata, self, indie o come diavolo si dice ora; per pubblicizzare i miei libri e annunciare le presentazioni, raccontando come sono andate anche solo per conservarne il ricordo; per approfondire alcuni aspetti dei romanzi che ho scritto; per condividere le mie letture preferite e le mie fonti d’ispirazione; per regalare un paio di racconti a chi mi segue (ad oggi i momenti più appaganti da quando ho aperto); per giocare con le pagine scritte da altri; per conoscere e farmi conoscere interagendo con altri appassionati di scrittura e lettura.
Tutti usi legittimi e utili per una tizia che vuole fare la scrittrice e sono soddisfatta dei post che ho pubblicato finora, ma.

Ma io amo scrivere. Non curare un blog, non inventare rubriche, non avere scadenze, non darmi regole, non seguire i “si deve fare così”, non preoccuparmi di cosa gli altri sono interessati a leggere, non dispensare consigli quando io per prima ne ho tanto bisogno.
Voglio solo scrivere ed è esattamente quello che farò d’ora in poi su questo blog. Chi passa di qui deve trovare una scrittrice, deve poter osservare la mutazione dei miei bruchi di pensieri in farfalle di parole, sbirciare tra gli appunti che diventeranno paragrafi di romanzi, scoprire come scrivo attraverso ciò che scrivo e non perché il post dice che scrivo così. Commenti e critiche saranno sempre graditi, ma non inseguiti.

In sostanza, chi viene a cercare la tizia che vuol fare la scrittrice merita di leggere i foglietti scritti a penna dai quali tutto ha inizio. Qualcuno diventerà un racconto, qualcuno produrrà descrizioni o dialoghi per un romanzo e altri finiranno per essere scartati, ma.

Ma io amo scrivere. Di tutto il resto, diceva l’affascinante Rhett Butler, francamente me ne infischio.




sabato 9 luglio 2016

Prendo la bici e vado in Australia di Francesco Gusmeri

Con molto ritardo sulla tabella di marcia che mi ero prefissata, ho finito di leggere Prendo la bici e vado in Australia di Francesco Gusmeri, preso dalla lista dei 12 libri arretrati che voglio recuperare entro l’anno. Ho impiegato tanto tempo perché l’ho letto nelle pause pranzo e lasciandolo in ufficio non proseguivo la lettura di sera. 

La mia opinione riguardo questo diario di viaggio a pedali è positiva in generale, ma non del tutto. Malgrado si tratti di una bella storia, non sono soddisfatta perché mi ha lasciato ben poco addosso. Gusmeri ha affrontato un’impresa fisicamente e psicologicamente epica partendo da Brescia in bicicletta per arrivare a Melbourne attraverso il Medio Oriente e l’Asia, mesi di fuga da una situazione infelice in Italia e verso qualcosa che alla fine non riesce a trovare. 

L’impresa, dicevo, è epica, ma il racconto dell’impresa non lo è. La parte migliore del libro è l’inizio che corrisponde alla fine del viaggio, quando Gusmeri si interroga sul significato dei chilometri percorsi, su cosa verrà dopo e rivede le tappe che l’hanno portato faticosamente in Australia. Proprio nel ricordare il racconto comincia a perdere forza perché ho avuto l’impressione che l’autore scrivesse per riflettere da solo, come pedalava da solo, escludendo il lettore dall’avventura. Poche righe per descrivere un paesaggio e pochissime per un incontro, anche quando era importante, non sono sufficienti a rendere il lettore partecipe. Ha viaggiato per se stesso e l’ha raccontato per se stesso, al lettore non rimane nulla delle migliaia di chilometri di mondo passate sotto le ruote di quella bicicletta. Non si capisce come questo viaggio abbia cambiato il protagonista perché chi legge non riesce a fare lo stesso viaggio per comprendere e condividere le sue sensazioni. Gusmeri ha pedalato attraverso Paesi meravigliosi, culture interessantissime, paesaggi inusuali eppure non li ha nemmeno sfiorati, non si è fermato a osservarli o non ce lo racconta. Il viaggio che ha compiuto è stato dentro se stesso, ma noi non possiamo arrivarci se non ci accompagna facendoci vivere la sua esperienza. Nomina luoghi che io stessa ho visitato, ma è come se li guardasse dall’interno di una boccia di vetro che non permette scambi con l’esterno, con l’ambiente e le persone. Ho avuto l’impressione che fosse di fretta, che sfrecciasse da un luogo all’altro e di fretta l’ha raccontato. 
Avrei voluto leggere di un viaggio come One man caravan dei giorni nostri, ma non è quello che ho trovato in queste pagine.

Ho trovato anche passaggi ben scritti, metafore azzeccate e bei pensieri, ma troppo radi in un libro che mi aspettavo esplorasse più a fondo gli incontri che si fanno in viaggio e le emozioni provate perché sono quelle che danno un senso allo spingersi in terre lontane: scoprire, imparare, sperimentare, meravigliarsi. Gusmeri, però, non cercava questo, desiderava solo fare i conti con se stesso e con la propria vita. Non aveva bisogno di condividerlo con un lettore e questo libro, a mio parere, avrebbe dovuto restare un diario personale.

Prossimo titolo pescato dalla lista: Groupie. Ragazze a perdere di Barbara Tomasino.
Argomento del prossimo post che pubblicherò: chissà...

giovedì 7 luglio 2016

A chi importa?

Giovedì di piena estate. C'è chi ha il coraggio di deprimersi per motivi stupidi mentre fuori c'è il sole, il cielo blu, l'ombra degli alberi, la frutta migliore dell'anno, il gelato, le serate all'aperto... Mah! Io fatico perfino ad arrabbiarmi in estate, ma forse sono strana. E un po' strano è il mondo raccontato dall'autore delle pagine che vi ho proposto la scorsa settimana. Strano, ma eccezionalmente familiare, sempre diverso, esagerato come una caricatura in ogni suo libro eppure tanto vicino a una realtà che il lettore trova riconoscibile pur osservandola attraverso una sorta di specchio deformante che gonfia certi dettagli e ne stira altri. Lo scrittore è Stefano Benni e le pagine vengono da La compagnia dei Celestini, il primo che ho letto tra i suoi romanzi. Ho scelto questo titolo perché ricordavo la descrizione delle estati a Rigolone Marina che ben si adatta a questa stagione, ma di Benni mi è rimasto nel cuore Terra! che a tutt'oggi è il mio preferito nella lunga lista dei suoi scritti. Amo il suo modo comicamente critico di narrare, la fantasia nel suo sarcasmo e l'attenzione con la quale osserva la vita reale per poterla poi deformare con il suo specchio magico. Leggendo Benni si ride, ma finita la risata si riflette. Leggete un suo libro qualsiasi, andate a teatro a vedere una delle sue opere in scena, poi mi direte.


Avrei tanti altri libri dei quali parlarvi, li avete visti nella mia libreria, migliaia di pagine da farvi assaggiare, ma per il momento mi fermo qui. Sospendo anche questa rubrica del giovedì (ho aggiunto un banner a destra per chi volesse fare un giro tra questi post) e non ho molta voglia di spiegarvene il motivo, forse perché mentre scrivo questo post fuori c'è il sole e preferisco uscire, forse è questo l'ultimo piccolo enigma del giovedì e per la soluzione dovrete aspettare una settimana. Hahahahahaha!




sabato 2 luglio 2016

La sognatrice impaziente

È seccante, anzi mi fa proprio imbestialire veder sprecare cose preziose come il tempo e le occasioni.
Ogni giorno che trascorre senza lasciare un segno è un giorno perduto. Non si può rivivere né riscattare. Non c'è nulla da recuperare, ogni possibilità andrebbe sempre vissuta e colta come fosse l'unica. 
La vita è carica di imprevedibili opportunità e non si può sapere se quella che si lascia passare sia proprio l'ultima. La sabbia nella clessidra scorre in un senso solo e io preferirò sempre avere qualcosa da dimenticare che nulla da ricordare.
Le cose non si aspettano, si fanno.





giovedì 30 giugno 2016

Tutti al mare

L'estratto di giovedì scorso viene da Il peggior viaggio del mondo di Apsley Cherry-Garrard, diario di un sopravvissuto alla drammatica spedizione polare nella quale uno dei miei eroi, Robert Falcon Scott, perse la vita insieme a quattro compagni. 
I resoconti delle grandi esplorazioni del passato sono sempre stati in cima alle mie letture predilette e questo è forse quello che mi ha più coinvolta e commossa. Per 750 pagine ho viaggiato, sognato, scoperto, gioito e patito insieme ai membri della spedizione, li ho conosciuti profondamente uno per uno fino a prevedere le loro reazioni e comprendere i loro pensieri. Infine sono tornata a casa, come Garrard, con una grande avventura nel cuore e una nuova visione della vita e del mondo.
Penso sempre di essere nata nell'epoca sbagliata perché io sto bene con questa gente, con i curiosi, con i romantici, con gli scienziati sognatori. Sul finire del libro, Garrard scrive: "L'esplorazione è l'espressione fisica della passione dell'intelletto. Se dunque siete assetati di sapere e avete la forza di dare espressione fisica al vostro desiderio, allora partite per un'esplorazione. Se siete uomini coraggiosi non approderete a nulla; ma se siete paurosi potrete fare molto, perché nessuno più di un codardo deve dimostrare il proprio coraggio."

Ma passiamo alle pagine di oggi. L'estate è arrivata e non si parla d'altro che di mete per le vacanze. Mai provata questa?



sabato 25 giugno 2016

Streets, parole e suoni

Nel post in cui mi definivo una cazzara ho citato un album dei Savatage definendolo un poema e, anche se poteva sembrare una battuta spiritosa, ero assolutamente seria. 
Ora, non vi racconterò chi sono i Savatage, la storia dei fratelli Oliva o come Chriss divenne leggenda perché ci sono Wikipedia e centinaia di siti musicali che possono farlo al posto mio. Vi parlerò invece dell'album Streets - A rock opera, di cosa ho imparato ascoltandolo e soprattutto leggendone i testi e il racconto.

Album originale
Prima, però, apro una parentesi personale. Voglio che sappiate quanto fossi emozionata al concerto dei Savatage nel 1996 quando i componenti della band, scesi dal tour bus, si sono fermati tra i ragazzi che come me facevano la fila davanti all'ingresso e si sono seduti con noi su un marciapiede di Milano ad autografarci i biglietti e condividere panini imbottiti. All'epoca per me le rockstar erano dei e le loro canzoni parabole sul senso della vita. Trovarmi davanti Jon Oliva e stringergli la mano era come vedere la luce e ho provato lo stesso quando ho abbracciato John Petrucci dei Dream Theater facendolo arrivare in ritardo sul palco, o quando Blackie Lawless dei Wasp ha lanciato il suo asciugamano sudato tra il pubblico e il mio amico ha lottato a calci e pugni per averlo e poi l'ha nascosto al sicuro sotto il mio giubbotto perché, malgrado ciò che la gente pensava di quelli vestiti come noi, nessuno avrebbe messo le mani addosso a una ragazza. 
Avrei da raccontare storie incredibili sul perché conservo ancora cimeli di quei tempi come il polsino di Dave Mustaine, una delle rose lanciate sulla folla da Axl Rose nel 1992 a Torino, un album di foto con tutti i biglietti dei concerti e com'è successo che nel 1998 io girassi liberamente dietro le quinte del Monsters of Rock con un tesserino da artista... Magari un'altra volta.

Torniamo a Streets e a che diavolo può avere a che fare con la scrittura di un libro. 
Versione con parti recitate e narrate
Esistono migliaia di album basati su libri e racconti, alcuni artisti hanno creato intere saghe con la propria mitologia raccontando tutto in musica. Questo vecchio cd però ha un posto speciale nei miei ricordi perché l'ho sempre visto come un esperimento perfettamente riuscito di scrittura creativa. Paul O'Neill (genio) ha lavorato al progetto insieme alla band come produttore, compositore e scrittore. Ha scritto una storia stupenda con protagonista lo spacciatore D.T. Jesus pensando di farne un musical, ma, per vari motivi che non ci interessano, alla fine si è trasformata nel concept album dei Savatage. Le prime due pagine del libretto che accompagna il cd sono occupate dal racconto, ma a completarlo seguono i testi delle canzoni e ogni traccia è un capitolo, fino ad arrivare a uno spettacolare e commovente finale. Mi viene ancora la pelle d'oca a ripensarci. Ci sono tutti gli elementi di un buon romanzo: personaggi ben definiti e profondi, descrizioni, riflessioni, sentimenti, azione, atmosfera, una trama che trasporta un messaggio. E poi la scrittura, la scelta delle parole sia nel racconto che nei testi è studiata con tale cura che l'effetto risulta emozionante anche senza musica. Tutto questo mi ha fatto pensare all'importanza della parola giusta al posto giusto, non solo per significato, ma anche per suono, per ritmo della frase, per atmosfera generata. Per esempio, scegliere piante o fronde crea un effetto molto diverso nella melodia di una frase proprio per il suono della parola perché fronde è decisamente più rumoroso e lo userei in un giorno di forte vento, mentre piante è delicato, rilassante e mi fa sentire all'ombra in una giornata di sole.

Chiudo con un pezzo della traccia finale, Believe, nel quale D.T. Jesus vede finalmente la sua vita per quella che è.
Questa secondo me è poesia.

I never wanted to know
Never wanted to see
I wasted my time
Till time wasted me
Never wanted to go
Always wanted to stay
'Cause the persons I am
Are the parts that I play
So I plot and I plan
Hope and I scheme
To the lure of a night
Filled with unfinished dreams
And I'm holding on tight
To a world gone astray
As they charge me for years
I can't pay

giovedì 23 giugno 2016

Uomini al Polo

Il bello del giovedì è che il giorno dopo è venerdì, quello che si chiama "l'ultimo sforzo" della settimana lavorativa e ha già il sapore della libertà. Per me libertà è viaggiare e il libro dal quale è tratta la pagina dell'ultimo enigma è un lungo fantastico viaggio in un mondo immaginario spaventoso e divertente: Le tredici vite e 1/2 del Capitano Orso Blu di Walter Moers. Dovrebbe essere un romanzo per ragazzi, ma pur avendolo letto da adulta l'ho apprezzato tantissimo. È spiritoso, avventuroso, interessante, poetico... Mi è piaciuto davvero tanto. L'autore tedesco ha fatto un gran lavoro di costruzione di un mondo, di una mitologia, di usi e costumi di incredibili personaggi e porta il lettore a esplorarlo insieme al Capitano che come un ingenuo Forrest Gump si fa travolgere dagli eventi della vita senza quasi rendersene conto.

Questa volta non sarà difficile identificare il libro da cui ho tratto le pagine qui sotto, ma in fondo non vi propongo questi spezzoni solo per giocare a indovinare. Quello che sto facendo ogni giovedì è condividere alcune delle mie letture preferite attraverso le frasi che ho sottolineato, quelle che mi hanno colpita e ispirata, i passi che mi hanno trattenuta a riflettere più di altri o che mi hanno fatto sorridere, emozionare, commuovere. Leggere arricchisce la vita con esperienze che non viviamo direttamente, ma in ogni caso finiscono per coinvolgerci e appartenerci. Per questo mi piace raccontarvi cosa ho letto come vi racconterei cosa ho imparato viaggiando. Voglio che vi soffermiate sulle pagine che vi propongo per farvene assaggiare l'atmosfera e par farvi notare le parole scelte dagli autori per esprimere certi pensieri, descrivere certe situazioni, presentare certi ambienti e personaggi. 
Questo è il vecchio diario di una storia reale, questi sono i pensieri di qualcuno che ha vissuto un'avventura drammatica e strepitosa.




sabato 18 giugno 2016

Come Legione è diventato una serie


Quando ho cominciato a scrivere River, ci pensavo come a un unico romanzo ed ero così soddisfatta delle idee che man mano inserivo nella trama che parlandone con gli amici lo chiamavo “il capolavoro mondiale”.  Conteneva molti dei temi che mi appassionano di più: scienza, storia, catastrofi naturali, misteri, personaggi ai quali mettere in bocca le mie riflessioni sulla vita, i luoghi che ho visitato durante i miei viaggi. Quella storia era me, nei mille modi in cui sono me.

A un certo punto, però, mi sono resa conto che non ci sarebbe stato abbastanza spazio per raccontare i mille aspetti di me e tutte le mie materie preferite, River non poteva diventare un’enciclopedia di Simona e poi, sommerso da troppi argomenti differenti, il lettore non li avrebbe apprezzati come avrei voluto. È stato allora che, tra mucchi di foglietti di appunti che non volevo scartare, ho trovato la soluzione proprio nell’idea centrale del romanzo: un’organizzazione segreta millenaria con membri in tutto il mondo era perfetta per trattare qualsiasi questione in qualsiasi ambientazione storica e geografica traendone più di un libro.
Per portare avanti una serie serve innanzitutto organizzazione perché, anche se ogni trama segue il proprio percorso, bisogna stare attenti ai tempi che si intrecciano. Un’invenzione realizzata dagli scienziati legionari in una certa epoca non può esistere prima, lo stesso personaggio non può apparire in un certo luogo e in un certo momento se in un altro libro si trova altrove nello stesso momento, nessuno può conoscere un fatto o una notizia prima che accada o gli venga rivelata. Per questo mi affido a uno schema che riporta in ordine eventi e date di ogni trama, una pratica che mi è stata molto utile per evitare incongruenze, ma in qualche caso mi ha anche limitato imponendomi un percorso tracciato quando non pensavo a Legione come una serie. Tuttavia, trovare gli incastri perfetti, ragionandoci magari per settimane, dà soddisfazione.

Ho deciso a priori che mi sarei fermata al quinto libro perché le serie troppo lunghe mi sanno sempre un po’ di telenovela e poi non voglio restare legata a un solo progetto quando ho già mille idee per altri romanzi e racconti. Perché cinque? È un numero che mi piace e ricorre casualmente in diverse questioni che mi riguardano. Non intendevo comunque creare una saga del tipo che per sapere come va a finire la storia bisogna aspettare un anno (se va bene), così ho deciso di raccontare tante storie autoconclusive dedicate a diversi protagonisti. A certi personaggi mi sono affezionata e li ho ripresi in più di un episodio mostrandoli al lettore in momenti diversi della loro vita. Se siete arrivati al terzo volume potete capire a cosa mi riferisco, ma per gli altri non posso approfondire altrimenti diventa spoiler.
L’ultimo libro di Legione segnerà quindi una fine netta e irreversibile anche se dovessi realizzare il volume spin-off.  In fondo, domani è un altro giorno e il capolavoro mondiale arriverà.


giovedì 16 giugno 2016

Senza timone

Sono tornata. Vi sono mancata?

La soluzione all'ultimo enigma è arrivata con il commento di PL (che strani nomi hanno i miei lettori!): la mente speciale appartiene al ragazzino autistico di Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon. È un romanzo delizioso che partendo dal piccolo giallo sulla morte del cane dei vicini trasporta il lettore nel mondo di Christopher, quindicenne affetto dalla sindrome di Asperger, una forma di autismo che gli causa gravi difficoltà nelle relazioni personali. A dargli sicurezza sono la logica e la matematica, ma per risolvere il caso, Christopher deve passare attraverso i sentimenti e i segreti delle persone che vivono intorno a lui. Il libro, uscito nel 2003, ha avuto un enorme successo e ne sono state tratte versioni teatrali e cinematografiche.

Il nuovo enigma è costituito da una sola pagina presa da un romanzo ingiallito nella mia libreria e consumato dalle volte che l'ho sfogliato per rileggere le mie frasi preferite. Qui ne ho sottolineata una a matita e so che molti lettori mi considereranno un mostro per questo, ma non sono il tipo che conserva i libri intonsi (quello è mio fratello che imbusta i fumetti uno per uno). Chi apre un libro che mi appartiene si accorge subito che è mio perché con la matita sottolineo, traccio x e faccio cerchi intorno ai paragrafi che voglio ritrovare. Nella trama di questo romanzo, comunque, si trovano mostri peggiori insieme ad avventure straordinarie. Buon viaggio.


giovedì 2 giugno 2016

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Ogni scusa è buona per viaggiare: vi abbandono per un po' perché ho bisogno di mare. Il prossimo post uscirà il 16 giugno.
Au revoir, lettori.


sabato 28 maggio 2016

Fatto

Vi avevo raccontato delle paranoie generate dalla richiesta di Salvatore Anfuso, ormai posso nominarlo, di scrivere un guest post per il suo blog. Bene, l'articolo è uscito ieri e lo trovate qui.

Salvatore, per incoraggiarmi, mi aveva suggerito di partire da un'esperienza personale come scrittrice e trarne un post oggettivo sull'argomento. In risposta alla mail con la quale gli inviavo il file dell'articolo, mi ha scritto: "Giungendo al tuo guest: no, non l'hai scritto con oggettività. Ma uno scrittore deve prima di tutto saper parlare di sé e tu lo fai eccezionalmente bene."
Questa la conservo tra le frasi più belle che mi siano mai state rivolte.

Alla fine com'è andata?
Molto bene. C'è stata interazione e discussione malgrado il post fosse davvero troppo personale per dare un contributo utile ad altri scrittori.
Due sfumature mi hanno fatto particolarmente piacere.
La prima è che, a un certo punto, si è finiti a parlare di vulcani che sono una delle mie grandi passioni e, anche se sono stata io a citare l'Etna per prima, questo dettaglio mi ha dato una bella sensazione. Mi ha fatto pensare che ogni lato di me emerge anche quando tratto altri argomenti perché quella sono io, anche in poche righe, sono sempre io con tutto ciò che mi porto dentro. Io sono tante cose e quelle cose mi seguono.
La seconda, più importante, è stata il tono dei commenti. Rassicurante e amichevole. Michele è sempre gentile con me, ma poi è stato quel "Grazie per aver condiviso" di Grilloz che, come ha fatto notare Salvatore, pareva il benvenuto a un nuovo membro del gruppo di sostegno per scrittori alcolisti (mi è sfuggita anche la citazione dell'Oktoberfest perché anche la birra mi segue). Da lì in poi è stato tutto un "Anch'io mi sento così", comprensione, racconti di vicende analoghe e incoraggiamento. Posso dire che sia stata un'esperienza terapeutica. Hahahahaha!
Quindi ringrazio tutti coloro che si sono presi due minuti per leggere il mio guest post e commentarlo e, ovviamente, ringrazio ancora Salvatore per aver insistito a farmi cogliere questa opportunità.

Buon weekend di scrittura e...