venerdì 17 febbraio 2017

Rapporto scrittore - lettore





"Si scrive soltanto una metà del libro, 
dell'altra metà si deve occupare il lettore."

Joseph Conrad,
Lettera a Robert Bontine Cunninghame Graham, 1897










"La prima cosa necessaria per scrivere con efficacia 
è di non aver alcun riguardo 
per il lettore che non lo merita."

Miguel de Unamuno

martedì 14 febbraio 2017

Dicono i muri

A volte si trovano belle frasi nei libri, altre volte sono scritte sui muri da poeti di passaggio.

"La felicità non è un'emozione, è una scelta"


sabato 11 febbraio 2017

Dice Neil

"È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i nostri sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo."

Neil Gaiman, American Gods



mercoledì 8 febbraio 2017

Dice Ray


I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.”

Ray Bradbury, Fahrenheit 451



venerdì 3 febbraio 2017

Giornalisti e scrittori

Ho terminato la lettura di Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti.

Dal deserto all'oceano passando per la giungla solo con mezzi pubblici e passaggi, Ramazzotti incontra e racconta le storie dei suoi compagni di viaggio da Algeri a Città del Capo. Condivide autobus, cassoni di camion, vagoni di treno, furgoncini, taxi straripanti di merci e umanità con profughi, viaggiatori, commercianti, militari e disperati. Anche se scende lungo la costa ovest, gli arrivano voci da tutto il continente attraverso le persone che gli siedono accanto.
L'Africa è un continuo movimento di confini, nomi di città e intere nazioni che cambiano a seconda del potere di turno, regioni tribali che si separano e tornano a fondersi in mappe da aggiornare usando il sangue come inchiostro. Sotto numeri e linee, però, ci sono persone, interi popoli che li subiscono senza voce per gridare. La serenità non esiste, la certezza nemmeno. C'è invece la pazienza, la pazienza infinita di queste genti che impiegano una settimana a percorrere trecento chilometri per far visita alla famiglia perché le strade fanno schifo e i trasporti non funzionano per i poveri; che aspettano trenta ore la partenza di un autobus per andare a vendere il piccolo tesoro di un pezzo di ricambio per un motore che rutterà altro fumo nero nel bel cielo africano; che rimbalzano tra una frontiera e l'altra fuggendo a piedi da villaggi stritolati dai bulldozer ciechi e impazziti di guerre senza soluzione e speculazioni senza freni.

Mi ha restituito l'Africa di Kapuscinski della quale avevo nostalgia, quel meraviglioso e triste pandemonio di colori, miseria, gentilezza e corruzione. Non immaginate quanto sappia essere poetico un giornalista quando si cala nella poesia polverosa e sudata di questi luoghi, la cronaca diventa personale, il racconto imparziale si circonda di pensieri e sentimenti. È così che un giornalista si trasforma in scrittore.
Mi ero lamentata, tempo fa, di un giornalista che non si era fatto scrittore per raccontarmi una delle tragedie alpinistiche accadute sul K2, Graham Bowley con No way down. In quel caso, l'autore è rimasto freddo e distaccato lasciando anche me fredda e distaccata dopo la lettura.
L'Africa di Ramazzotti, invece, come quella di Kap, è vissuta e narrata dall'interno e dal basso. Non è un articolo di economia o politica scritto da un hotel di lusso lontano dalla gente, ma il resoconto nudo e crudo di chi si mette nei panni degli ultimi, vive in mezzo a loro, dorme schiacciato contro i loro corpi, mangia nei loro piatti, soffre caldo, freddo, fame e sete con loro, si sposta con la stessa fatica, sbatte contro gli stessi muri, subisce le stesse angherie.
Sia Ramazzotti che Kapuscinski, alla fine, provano una sorta di senso di colpa nel lasciare queste persone al loro destino e tornare a casa, colpevoli di avere una casa, acqua corrente, elettricità, lavoro, istruzione, cure mediche. Arrivano a un punto in cui non si accontentano di raccontare perché sono diventati parte della storia. Una volta provata l'essenza di quella vita ai minimi termini e averla odiata e maledetta, ne sentono la nostalgia, non sono più capaci di tornare alla condizione precedente. L'ho provato anch'io, rientrando a casa dopo viaggi – non vacanze – in luoghi remoti che mi hanno mostrato l'essenziale di me e non sono più riuscita a riconoscermi nel superfluo, perfino possedere un armadio mi pareva troppo quando per quattro mesi la mia casa era stata uno zaino. Lo descrive Ramazzotti nelle ultime righe di questo libro quando, giunto al termine del suo lungo tragitto via terra, prende l'aereo che lo riporterà in Italia:

Quando mi allaccio la cintura fuori è buio. Il comandante spegne le luci della cabina e dà un po' di gas ai quattro motori del suo Boeing. Si sente un sibilo lontano: senza fretta, rulliamo verso la testata della pista e ci allineiamo per il decollo. Un istante prima che le ruote si stacchino da terra vorrei poter scendere e andare a prendere l'autobus.”

Il modo in cui Ramazzotti mi ha raccontato questa esperienza è il modo in cui l'ho vissuta leggendo. Per me vale l'equazione: fredda cronaca = fredda impressione del lettore, apprendo nozioni e non provo nessuna emozione né empatia, dimentico; racconto personale = segno caldo nel cuore del lettore, apprendo nozioni e in più mi appassiono.

mercoledì 1 febbraio 2017

Paura

"Non vi è piacere eguale alla paura. Se fosse possibile sedere rendendosi invisibili fra due persone su di un treno, in una qualsiasi sala d'attesa o in un ufficio, la conversazione che potremmo udire non farebbe che girare attorno allo stesso argomento. In un primo momento, potrebbe certamente sembrare che la discussione verta su di un tema completamente diverso: l'economia nazionale, le vittime degli incidenti stradali, le parcelle sempre più salate dei dentisti. Ma tolte metafore e allusioni, ecco che annidata nel cuore del discorso vi è la paura. Mentre la natura di Dio e la possibilità di vita eterna rimangono nel dimenticatoio, rimuginiamo tutti contenti le minuzie delle nostre miserie. La sindrome non riconosce confini. In vacanza così come al lavoro, si ripete lo stesso rituale. Con l'inevitabilità della lingua che batte dove il dente duole, ritorniamo pedissequamente alle nostre paure. Ne parliamo con la stessa bramosia di un uomo affamato davanti ad un piatto colmo e fumante."

Clive Barker, incipit di Books of Blood vol.2




lunedì 30 gennaio 2017

Leggendo e pensando

Ho tanti pensieri per la testa in questo periodo, tante cose delle quali occuparmi e preoccuparmi che faccio fatica a dormire. Il cervello non si spegne come la lampada sul comodino, continua a elencarmi cosa devo fare, cosa ho scordato di fare, con chi devo parlare e cosa devo dire, quanto devo pagare e quanto mi resta in tasca, cosa devo comprare, riordinare, buttare via, stirare, chi devo vedere, dove devo andare e quando andarci.
Allora leggo prima di dormire, per distrarmi da quell'elenco, anche questo mi dà da riflettere, ma in modo diverso. Sto leggendo un libro del 1996, di un giornalista che nel 1992 attraversa l'Africa da nord a sud solo con i mezzi pubblici. Ci trovo passaggi che mi riportano a oggi e penso. 

"Quando incontri un profugo la prima cosa che fai è cercare di immaginare i suoi pensieri. Una bus station per te è un luogo di passaggio. Per lui è una casa, e potrebbe esserlo per i prossimi venti minuti o venti giorni o venti mesi. Un viaggiatore ha sempre una casa a cui pensare, e per questo prova la sensazione di trovarsi altrove. Un profugo è un eterno viaggiatore per il quale il concetto di altrove è inesistente. La sua casa è dove poggia il sedere. Cerca ciò che ha perduto sapendo che la ricerca potrebbe durare in eterno. Un profugo non sa cos'è la nostalgia poiché, per sopravvivere, la sua anima ha disimparato a provare questo sentimento."

Sergio Ramazzotti, Vado verso il Capo


venerdì 27 gennaio 2017

Pavia: ospite in classe

Eccomi qui per raccontarvi com'è andata al liceo Cairoli di Pavia.
Sono partita in auto con l'amica Gloria  l'avete conosciuta qui  che si è offerta come assistente per scattare qualche foto. Purtroppo, la professoressa di lettere Viviana Masseroli non ha potuto presenziare perché costretta a casa da un infortunio, colpa del ghiaccio sui marciapiedi, ma a sostituirla c'era la collega Caroline Maggipinto, promotrice di questo incontro, che ci ha accolte all'arrivo.

mercoledì 25 gennaio 2017

Scritti a penna presenta

Immaginate l'ombra del mio profilo come fossi Hitchcock che introduce una delle sue storie da brivido, solo più magra e più allegra, perché oggi vi presento i filmati realizzati per diffondere il piacere della lettura, di ogni genere e in ogni forma.

I messaggi che ascolterete, letti o raccontati in prima persona, sono stati pensati per il mio incontro con gli studenti del liceo Cairoli, ma il contenuto è universale. I libri sono una droga legale, accessibile a tutti e che giova alla salute mentale, i protagonisti di questi video descrivono come hanno cominciato a farne uso e gli effetti di questa sanissima dipendenza sulle loro vite. 
Buona visione.

lunedì 23 gennaio 2017

Il segreto svelato

Vi avevo accennato a un progetto segreto nel quale ho coinvolto le tre blogger che hanno ospitato il mini-tour di Legione e che, a loro volta, hanno arruolato altri appassionati lettori. Oggi posso finalmente alzare il sipario e raccontarvi di cosa si tratta.

L'idea è nata da un evento molto speciale che si sta svolgendo proprio mentre leggete questo post. In questo momento, mi trovo a Pavia, ospite nella classe 5DL del liceo linguistico Cairoli, dove sto conversando con gli studenti a proposito dei miei libri e dei miei viaggi. Di questo incontro vi parlerò presto, non appena sarò tornata a casa e avrò smaltito la sbronza da emozione.

Nel frattempo, vi spiego quale legame esista tra un gruppo di blogger, una quinta liceo e me.



sabato 21 gennaio 2017

Appendice tempestosa

Sono consapevole di aver osannato il romanzo di Vercel fino alla nausea, scoraggiando eventuali critiche. Michele, infatti, ha commentato in privato, ma lo scambio di mail con lui mi è sembrato così interessante che gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo.

venerdì 20 gennaio 2017

Dialogo tempestoso


Sul blog di Michele Scarparo, qualche giorno fa, si discuteva di dialoghi e si prendeva ad esempio una lite coniugale. Mi è subito venuto in mente lo scontro tra il Capitano Renaud e la moglie Yvonne in Tempesta di Roger Vercel che riporto di seguito. 
A mio parere, rende alla perfezione quei litigi che pretendono di chiarire una situazione, mentre i due non si ascoltano o perlomeno capiscono l'uno delle parole dell'altro solo ciò che è utile a ribattere e dello stato d'animo altrui percepiscono solo la rabbia superficiale. Molto realistico.
Poi c'è tutta la parte di non detto, ma solo pensato che l'autore ci rivela tra una battuta e l'altra, un filtro che può essere caratteriale o di circostanza tra ciò che si pensa e ciò che esce dalla bocca.
Ci sarebbero mille altri aspetti di questo estratto sui quali discutere, ma mi limito a ricopiarlo per vostro diletto e riflessione.

mercoledì 18 gennaio 2017

Letture

Oggi mi va di parlarvi di alcuni libri che ho letto, che ho abbandonato e che sto leggendo. Non sono una critica letteraria, non faccio recensioni, vi dico solo come la penso personalmente. Non sono una lettrice veloce, mi immergo nelle pagine con tutta calma, nessuno mi corre dietro. Mi interessano molti argomenti perciò generi e temi variano parecchio, come si vede dalla lista dei miei preferiti.

lunedì 16 gennaio 2017

Alessandro batte Mick

Un'amica mi ha raccontato che, anni fa, si ritrovò per qualche motivo a dover rileggere I promessi sposi, ma, troppo impegnata con il lavoro, non era certa di riuscire a rispettare la scadenza. Pensò quindi di ricorrere alla versione audio-libro da ascoltare in auto durante gli spostamenti quotidiani. Entrando nel negozio, scoprì che I promessi sposi era narrato in qualcosa come 32 cassette - che fosse in cassette vi dà un'idea dell'epoca in cui si svolge l'aneddoto - e l'impresa sembrò ancor più disperata. Alla fine, sacrificando ore di sonno, trovò il tempo di rileggere il libro, in fondo le era sempre piaciuto. 

Tutto questo solo per dirvi che per fare un romanzo di Manzoni non basta l'intera discografia dei Rolling Stones.


venerdì 13 gennaio 2017

Chi scrive e chi legge

«Nei tempi antichi i libri sono stati scritti da uomini di lettere e letti dal pubblico. 
Oggi i libri sono scritti dal pubblico e letti da nessuno.»

Oscar Wilde 
1854 - 1900