sabato 30 aprile 2016

L'editore che vorrei

Si pensa che un autore finisca per auto-pubblicarsi perché rifiutato dalle case editrici. Può essere vero in certi casi, ma per quanto mi riguarda è stata una scelta diversa.
Farsi notare dai grandi editori italiani è complicato perché ricevono tante richieste e, quando sei uno tra tanti, non è facile passare in cima alla lista, per quanto sia buono il tuo libro. È scoraggiante e, a dir la verità, ho fatto pochi tentativi prima di lasciar perdere. Non mi è mai piaciuto bussare con insistenza a una porta chiusa.
Ci sono le infernali case editrici a pagamento che chiedono agli autori di contribuire alle spese o acquistare un certo numero di copie da vendere in proprio, insomma, di partecipare al rischio d'impresa. È una pratica che detesto perché lucra sulle ambizioni degli sprovveduti senza investire su di loro. Se mi chiedi soldi per fare il tuo lavoro, c'è qualcosa che non funziona.

Una piccola casa editrice non a pagamento, che sarebbe più facile da approcciare, non offre molto più del self-publishing perché ha comunque possibilità limitate, sia per diffusione che per cura del prodotto. Quando mi è capitato di affidarmi a un piccolo editore, i miei amici a Roma faticavano a trovare il mio libro e ne sono quasi felice perché la copertina che mi avevano imposto era orribile. Vedo, poi, molti scrittori legati a piccoli editori che devono comunque occuparsi in proprio della promozione.

Quindi ho preferito fare da sola piuttosto che legarmi a un contratto. In questo modo, è vero che sono costretta a gestire anche la parte imprenditoriale e promozionale di una pubblicazione, ma sono anche più libera: nessuno mi impone scadenze e posso fare scelte in autonomia. Sono uno spirito libero, ogni tipo di restrizione mi fa sentire in trappola, firmare un contratto mi mette ansia anche quando si tratta dell'abbonamento a National Geographic. È qualcosa, però, che supererei in cambio dei vantaggi offerti da una grossa casa editrice.

Cosa mi aspetto allora da un editore?

giovedì 28 aprile 2016

Fiori


Questo giovedì, vi regalo la scansione di due pagine di un libro che amo moltissimo. Giocate a indovinare a quale, tra i titoli elencati nella mia lista dei preferiti, appartengano.

Soprattutto, però, ho scelto queste pagine perché mi capita di ripensarci spesso quando ascolto notizie sulla guerra in Siria, sulla resistenza curda e sulle ondate di persone in fuga verso l'Europa. 
Vorrei che potessimo guardare il mondo con la serenità e la curiosità di chi ha scritto queste due pagine e viverlo sapendo che la diversità tra popoli e culture va considerata una ricchezza e non un pretesto per spararsi.






sabato 23 aprile 2016

Lasciar andare il tir


Scrivere è un'attività solitaria e per questo mi permette di essere liberamente me stessa, di far volare idee e fantasie senza limiti, tanto nessuno mi vede.

Prima o poi, però, qualcuno legge ciò che scrivo e a quel punto il tir di parole che trasporta i miei pensieri si scontra con il paracarro mentale di uno sconosciuto. Il risultato può essere una spettacolare esplosione di emozioni e intesa, oppure una fumata nera e tossica. Se non siamo pronti per l’onesto e spietato giudizio altrui, tanto vale tenere il nostro capolavoro nel cassetto.

Quando scrivo ho in mente un lettore ideale che, però, è uguale a me. Ama quello che piace a me, abbiamo in comune lo stesso bagaglio culturale che gli permette di cogliere citazioni nascoste e riferimenti che altri forse non apprezzerebbero. Non so scrivere per tutti anche se qualche passaggio può essere ampiamente condivisibile da persone diverse perché certi temi sono universali per natura. Un’amicizia tradita, per esempio, resta un’amicizia tradita in un romanzo di fantascienza come in un giallo, al massimo in uno dei due ci scappa il morto.

Il lettore ideale è dunque quello che recepisce il mio messaggio esattamente come l’avevo immaginato, ma nella vita niente è facile e scontato come può apparire. L’abilità di uno scrittore sta nell’invertire i fattori di questa banale equazione: lo scrittore ideale è quello che sa trovare le parole e le espressioni più adatte a trasmettere il messaggio desiderato, consapevole ceh il lettore ideale non esiste. Non si tratta di adattarsi al pensiero o al gusto più diffuso per garantirsi il successo né semplificare un concetto complesso per chi non capirebbe. Significa, invece, imparare a caricare il tir perché l’esplosione sia spettacolare a prescindere dal paracarro che colpirà e se ne diffonda l’eco.
Ci sono mille modi per dire qualcosa, ma quando scrivo mi accorgo che uno soltanto è perfetto in quel contesto, in quel momento, in quella posizione, per trasferire al lettore l’immagine che ho in mente. Basta il sinonimo dal suono sbagliato a farmi impazzire perché compromette la frase anche se non ne cambia il senso.

La nostra è una lingua meravigliosamente ricca, piena di parole che possono essere sfruttate in combinazioni infinite senza mai ripetersi oppure ripetersi per creare un effetto, oppure farsi invisibili e sottintese, spegnere o accendere la luce su una frase, parole capaci di cambiare aspetto evocando altre parole. Non inseguo il termine più ricercato per fare bella figura, spesso quello più semplice e banale è esattamente ciò che serve, svolge alla perfezione il suo compito purché lo si metta al posto giusto al momento giusto. La parola perfetta esiste, ma per essere certi di trovarla è necessario averne a disposizione il più possibile, vale a dire, leggere tantissimo e poi ancora.

Una volta caricato il mio tir nel giusto ordine e nella corretta misura, dopo le necessarie revisioni e modifiche perché non sbandi, all’impatto si scatenerà la reazione desiderata: le parole scelte e scritte con tanta cura si trasformeranno per il lettore in sensazioni, immagini, riflessioni, voci e in tutti gli elementi dei quali è fatta la storia che gli sto raccontando. A questo punto, il mio lettore ideale sarà soddisfatto, ma gli altri?
In realtà, il bello dei tir di parole lanciati sulla strada in più copie è che, pur trasportando lo stesso carico disposto nell’identica maniera, a ogni impatto generano esplosioni differenti secondo la conformazione del paracarro colpito. Lo stesso libro, la stessa storia, la stessa frase si presta sempre a molteplici interpretazioni e di conseguenza cambiano le reazioni dei lettori. Se metto a confronto le recensioni di uno dei miei romanzi, mi accorgo che ogni lettore si è soffermato su un aspetto diverso, ha colto un dettaglio diverso, quasi si trattasse di libri diversi. Così ho capito che posso scrivere pensando sempre al mio fantomatico lettore ideale, tuttavia, una volta messa in strada, la flotta di tir non mi appartiene più e posso sedermi a contemplare i risultati degli scontri, traendone lezioni per progettare il prossimo carico.




giovedì 21 aprile 2016

sabato 16 aprile 2016

La mia amica cazzara che si crede una scrittrice

Per prevenire accuse di arroganza, vi dico subito che quella del titolo sono io e questo articolo nasce da una conversazione via Facebook (si chiama conversazione anche se virtuale?) e da una vampata di insicurezza.

Uno scrittore e blogger che stimo, e perciò tutelo con l'anonimato, mi ha proposto di scrivere un guest post per lui e io sto temporeggiando. Sarebbe un'ottima opportunità perché il blog è molto seguito, d'altra parte sono proprio i suoi lettori a spaventarmi perché, anche quando si scambiano spiritosaggini, è chiaro che si tratta di un pubblico con una cultura sopra la media, in grado di discutere qualsiasi argomento, di citare i classici a memoria come io le battute di Ghostbusters. Io mi sono commossa per la bellezza della scrittura di Tempesta, loro probabilmente lo leggono in bagno.

Ora, cosa potrei mai scrivere io, la cazzara che si crede una scrittrice, di interessante o utile per queste persone? Cosa potrei aggiungere a ciò che già sanno? Io, da loro, ho solo da imparare e nulla da raccontare. Lo stimato anonimo mi risponde che non sono tenuta a trattare argomenti tecnici, mentre potrei parlare della mia esperienza personale con la scrittura. Ma a chi importa? Insomma, è quello che già faccio su questo blog e il post più commentato di sempre non è nemmeno mio, ma la tappa del blog tour di Michele Scarparo che si è portato i commentatori da casa. Stimato pure lui, ma lo cito per nome perché ormai ci ha messo la faccia.

Attenzione: non mi sto piangendo addosso. Dico solo che al momento sono l'ultima in cordata e descrivere il panorama a chi è già passato oltre avrebbe ben poco di avvincente. Oltretutto, sono una selfer, un'auto-pubblicata, che in ambito editoriale equivale ad avere la rogna, anche se il gradino più basso rimane occupato da chi si rivolge agli editori a pagamento.
Io so di scrivere bene e so che scriverò sempre meglio perché continuo a imparare, perché come una spugna assorbo conoscenza a ogni occasione e la sfrutto. Ho appreso da mio padre il senso del dovere, il valore del lavoro, qualsiasi lavoro, e so che con l'impegno si ottengono risultati sorprendenti. Se mi affidano un compito io supero sempre le aspettative, supero me stessa ogni volta. Quindi so bene quanto valgo e nella vita ho fatto più strada grazie all'esperienza di quanta ne garantisse il mio insignificante diploma.

Vorrei solo avere la stessa sicurezza quando si tratta di confrontarsi con altri scrittori, con gente capace di raccontare barzellette in latino, con chi conosce l'editoria dall'interno, con chi sfoggia un livello di cultura che per me resterà inarrivabile perché ho una sola vita a disposizione. Da ragazza sprecavo gli anni come se fossero gratis, invece poi si pagano e non sono previsti sconti. Per me un poema è Streets: a rock opera dei Savatage, per intenderci.

Non so ancora se riuscirò a scrivere qualcosa di buono per il blog dello stimato anonimo, però glielo devo perché ho una lista di cose per cui ringraziarlo, anche se lui l'ha definita "robetta".

Cazzari si nasce, scrittori si diventa.

giovedì 14 aprile 2016

5 domande agli scrittori

Alla fine non sono ancora riuscita a scegliere tra le varie idee che mi sono venute per il giovedì, quindi le userò tutte in ordine sparso.

Oggi comincio con cinque domande rivolte a uno scrittore che passasse di qui. Ora, non ho voglia di tornare alla discussione hamburger (nel senso di trita e ritrita e son pure vegana) su chi possa definirsi scrittore: devi aver pubblicato, il self non vale, non basta pubblicare ma devi vendere, vendere quanto? e così via. Gente che scrive per diletto o professione va bene, tanto sono domande facili.



Queste sono le domande:
  1. Cosa ti piace scrivere?
  2. Qual è il complimento più bello che hai ricevuto sulla tua scrittura?
  3. Chi legge per primo quello che scrivi?
  4. Mi dici una parola che ti piace e perché?
  5. Cosa fai quando non scrivi?


Prima rispondo io.
  1. Storie d'avventura con un cucchiaino di mistero, romanticismo q.b. e un mestolo di fantascienza.
  2. "Ho smesso di leggere il tuo libro perché non voglio che finisca."
  3. La mia amica Gloria.
  4. Mi piace il verbo desiderare perché in qualsiasi contesto rende poetica la frase.
  5. Lavoro, viaggio, leggo, mi godo la vita.


Ora tocca a voi.

sabato 9 aprile 2016

Il piacere di immaginare

Pochi giorni fa ho annunciato la riduzione dei post settimanali perché il blog mi toglie tempo per scrivere e non escludo di tagliare ulteriormente le uscite. 

Prima di riprendere a lavorare a gennaio, avevo scritto e programmato così tanti post che sono arrivata al mese di aprile senza la minima preoccupazione. Nei giorni stabiliti i post uscivano regolarmente insieme ai link sulla pagina Facebook. Tutto filava liscio, io vivevo la mia vita (quella che resta fuori dall'ufficio) e ogni tanto davo un'occhiata dal cellulare per rispondere a eventuali commenti. Ho assaporato la libertà dalle scadenze e mi sono goduta il mio compagno, i miei amici, la pianificazione di nuovi viaggi, la lettura di nuovi libri e, seppur a rilento rispetto a quando non lavoravo, la scrittura dei miei romanzi.

Mi soffermo sull'ultimo punto perché è quello di cui tratta questo blog.
In questi mesi mi sono occupata di riordinare gli appunti giornalieri scritti a penna sul mio fedele e pasticciatissimo blocchetto, di impostare e modificare le scalette degli ultimi due libri di Legione, della prima stesura delle scene cruciali, di trasporre in un file i dialoghi che sentivo svolgersi nella mia testa con le voci dei personaggi. Insomma, mi sono dedicata alla fase bellissima della scrittura che è lasciar libera la fantasia. 

Sdraiarmi a immaginare situazioni, eventi, gesti e conversazioni è un piacere che, per quanto mi riguarda, rivaleggia con pochi altri e il potere della mia immaginazione è tale che questo piacere diventa facilmente fisico. Mi accorgo, per esempio, che mentre fantastico su scene d'azione mi capita di corrugare la fronte e stringere i pugni, oppure mi innervosisco pensando a una lite e mi scaldo, sudo. Visualizzare un paesaggio mi rilassa e la battuta riuscita di un personaggio mi fa sorridere. Finisco per commuovermi quando una situazione diventa emozionante e mi si stringe lo stomaco se la tensione cresce. 

È un po' come sognare, ma avendo il controllo del sogno, agendo consapevolmente su ciò che accade, rivivendo più volte una situazione, modificando le dinamiche di dialoghi e azioni. Insomma, per me, immaginare è fisicamente eccitante. Sarà forse l'ebbrezza del potere nel creare e dirigere destini inventati, sarà il vivere attraverso i personaggi vite diverse delle quali posso fare ciò che voglio perché nella mia testa il mondo mi appartiene. Sarà schizofrenia, ma l'adoro!

In seguito, ragionando su tutte queste fantasie, trovo il legame che le fonde in una trama e mi prende una sensazione di vertigine per la soddisfazione di vedere ogni pezzo incastrarsi al proprio posto; allora apro gli occhi, prendo carta e penna, e imbriglio tutto in catene di parole. 

Questo è il mio modo di creare storie: immaginarle con tanta forza da immedesimarmi in ogni dettaglio, ogni personaggio e punto di vista. Non so se sia un dono, un talento, un disturbo mentale o se sia lo stesso per ogni scrittore e artista. Onestamente, non mi interessa definirlo perché mi basta averlo e per questo mi sento fortunata.

Mi rendo conto che il contenuto di questo post non sarà chiaro a tutti e utile a nessuno, però volevo farvi sapere che, per quanto sia importante tener vivo questo blog, se devo scegliere come impiegare il mio tempo, scelgo di godermelo.

giovedì 7 aprile 2016

Storia in 6 parole

Dopo aver sospeso le "5 frasi per ogni blogger" e in attesa di scegliere tra le nuove idee per il giovedì, vi avevo promesso una sorpresa per oggi ed eccovi accontentati con la tappa di un blog tour molto particolare.

L'inesauribile fucina di idee di Michele Scarparo propone regolarmente rubriche utili agli scrittori per mettersi alla prova e tenere in allenamento le proprie doti nella palestra letteraria del suo blog Scrivere per caso.


In questo periodo, Michele ha pensato di portare in tour le sue rubriche su altri blog e sono onorata di ospitare oggi la Storia in sei parole. Si tratta di un gioco senza altro premio che cimentarsi per saggiare la propria abilità di narratori e consiste nel raccontare una storia sul tema del giorno usando solo sei parole. Non è un esercizio semplice come potrebbe sembrare perché bisogna evocare un'intera trama, sottintendere qualcosa che è accaduto o sta per accadere, delineare un'atmosfera scegliendo i termini adatti.

Il tema che ho scelto per voi è tipico di me: il viaggio. Declinatelo come vi pare in viaggi reali o immaginari, sognati, desiderati, falliti, pensate a nostalgia, partenze, ritorni, avventure, ricordi...

Per vostro diletto, qui trovate le precedenti edizioni apparse sul blog di Michele.

È consuetudine che chi lancia il gioco cominci per primo, quindi ecco la mia storia:

Veliero armato, l'oceano attendeva minaccioso.

Ora tocca a voi!

martedì 5 aprile 2016

No show

Forse il bene più prezioso del mondo è il tempo. 
A volte vorremmo fermarlo, altre farlo accelerare. Vorremmo tornare indietro o saltare avanti quando ci pare, ma non abbiamo nessun potere sul tempo e lui va dritto per la sua strada senza interesse per chi lo insegue.

A poco più di due mesi dalla decisione di pubblicare tre post a settimana, mi sono resa conto di essere stata troppo ottimista. Ho sempre tante idee e troppo poco tempo, per questo motivo sono costretta a tagliuzzare il calendario del blog: d'ora in poi pubblicherò solo il giovedì e il sabato.

Continuerò a rispondere ai commenti e alle mail perché posso farlo da cellulare, ma ho bisogno di ridurre l'impegno sul blog se voglio continuare a scrivere i miei libri. E io voglio!

D'altra parte non sono mai stata una blogger, sono solo una tizia che scrive romanzi strani e che ama chiacchierare di libri, lettura e scrittura attraverso un blog. Perciò scusatemi se nei prossimi mesi vi tradirò con i miei personaggi e vi trascurerò per stare nel mio mondo immaginario. Mi ritroverete tra nuove pagine d'avventura dove tutti i  miei pensieri e le mie fantasie si intrecciano liberamente, dove per chi sa cogliere le sfumature c'è una parte di me ben più grande di quella che vi mostro nei post. 

In fondo, se non hai la libertà perfino il tempo perde valore.

sabato 2 aprile 2016

Lettori di Legione, ditemi un po' di... River

Dico spesso che interagire con i lettori dà un grosso contributo alla crescita di uno scrittore. I vostri commenti e suggerimenti mi sono sempre stati utili per capire cosa funzionava e cosa invece andava migliorato nella mia scrittura. A volte, semplicemente, è bello fare quattro chiacchiere su un libro.

Alcuni mesi fa ho pubblicato il terzo volume dei cinque previsti per Legione e voglio tirare le somme di "metà strada" prima di accompagnarvi verso una spettacolare conclusione con gli ultimi due. Per farlo, vi chiederò di rispondere a qualche domanda su River, Gabriel e Susanna in tre post dedicati.

Cominciamo dal primo libro, quello che vi ha fatto conoscere la serie ed entrare nella Legione Segreta. Ditemi un po'...

Il protagonista, River, è piaciuto ai lettori soprattutto perché, nonostante il suo ruolo da eroe, risulta realistico, pieno di problemi, difetti e paranoie. Con quale aggettivo, scegliendone uno soltanto, definireste River?

Intorno a lui ruotano le storie di altri personaggi, a cominciare dai suoi famigliari, il dottor Peacock, Aurora e Maya, agli amici Tim e Taylor, fino ai legionari della prima spedizione a Kenorah nel 1883.
Qual è il vostro personaggio secondario preferito?


Ai protagonisti dei miei libri metto in mano altri libri e in questo romanzo si leggono Coraline di Neil Gaiman, La stanza 13 di Robert Swindells, Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne e la graphic novel Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons. Ne avete letto qualcuno? 

Tornando al mio, di libro, quale scena o capitolo avreste tagliato o eliminato? Quale passaggio, invece, vi ha emozionato e coinvolto maggiormente?

Recentemente vi ho parlato del progetto di pubblicare una raccolta di racconti spin-off alla fine della serie. Quale sotto-trama di River vorreste veder approfondita in un racconto? Per esempio, un'avventura del gruppo di Mallowan, la missione sugli Urali di River e Tim, il caso del fantasma seguito da Aurora in Giappone, una delle guerre dimenticate di Taylor.

Vi lascio rispondere a queste domande e, tra un mese, faremo quattro chiacchiere su Gabriel.
Grazie a tutti.