sabato 30 aprile 2016

L'editore che vorrei

Si pensa che un autore finisca per auto-pubblicarsi perché rifiutato dalle case editrici. Può essere vero in certi casi, ma per quanto mi riguarda è stata una scelta diversa.
Farsi notare dai grandi editori italiani è complicato perché ricevono tante richieste e, quando sei uno tra tanti, non è facile passare in cima alla lista, per quanto sia buono il tuo libro. È scoraggiante e, a dir la verità, ho fatto pochi tentativi prima di lasciar perdere. Non mi è mai piaciuto bussare con insistenza a una porta chiusa.
Ci sono le infernali case editrici a pagamento che chiedono agli autori di contribuire alle spese o acquistare un certo numero di copie da vendere in proprio, insomma, di partecipare al rischio d'impresa. È una pratica che detesto perché lucra sulle ambizioni degli sprovveduti senza investire su di loro. Se mi chiedi soldi per fare il tuo lavoro, c'è qualcosa che non funziona.

Una piccola casa editrice non a pagamento, che sarebbe più facile da approcciare, non offre molto più del self-publishing perché ha comunque possibilità limitate, sia per diffusione che per cura del prodotto. Quando mi è capitato di affidarmi a un piccolo editore, i miei amici a Roma faticavano a trovare il mio libro e ne sono quasi felice perché la copertina che mi avevano imposto era orribile. Vedo, poi, molti scrittori legati a piccoli editori che devono comunque occuparsi in proprio della promozione.

Quindi ho preferito fare da sola piuttosto che legarmi a un contratto. In questo modo, è vero che sono costretta a gestire anche la parte imprenditoriale e promozionale di una pubblicazione, ma sono anche più libera: nessuno mi impone scadenze e posso fare scelte in autonomia. Sono uno spirito libero, ogni tipo di restrizione mi fa sentire in trappola, firmare un contratto mi mette ansia anche quando si tratta dell'abbonamento a National Geographic. È qualcosa, però, che supererei in cambio dei vantaggi offerti da una grossa casa editrice.

Cosa mi aspetto allora da un editore?

Scrivere un libro e venderlo sono due cose completamente diverse e non è detto che siamo in grado di fare entrambe con professionalità: siamo artisti, non imprenditori. L'editore è un imprenditore che investe sull'artista, accollandosi i costi di produzione e promozione in cambio di una percentuale sui ricavi delle vendite che raggiungeranno di sicuro livelli maggiori di quanto si possa sperare auto-pubblicandosi.
Dall'editing al marketing, è tutto curato da esperti con risorse maggiori rispetto alle piccole case editrici o all'auto-pubblicazione. Si ottiene il supporto di professionisti che sanno come trasformare un libro in un prodotto che poi viene pubblicizzato e distribuito.

I benefici di avere alle spalle una grande casa editrice comprendono anche una maggiore considerazione da parte del pubblico che si fida del prestigio del marchio perché “se ti pubblica Mondadori devi aver scritto un buon libro”. Il che non è sempre vero, ma è un altro discorso.
Chiunque può pubblicare online a costo quasi zero ed è verissimo che questa possibilità ha l'effetto di abbassare la qualità dei libri in circolazione. Molti sono scrittorucoli improvvisati che non curano né logica, né grammatica, né forma, né sintassi e si sentono arrivati solo perché hanno caricato un file su un sito. Di conseguenza tutti gli autori che scelgono il self-publishing vengono spesso discriminati. Non è giusto generalizzare, ma lo capisco perché mi rendo conto di quanta cialtroneria esista tra quelli che si definiscono scrittori. Quando leggo la descrizione di un libro su Amazon e trovo tre errori grammaticali in dieci righe, posso immaginare quanto sia ben scritto il romanzo! Quando leggo le interviste di questi autori e alla domanda su cosa serva per diventare uno scrittore rispondono: “Basta credere nei propri sogni”, mi vengono i brividi perché a questo punto potrei pubblicare anche il diario di Giopino Vilano che ho scritto alle elementari.

Come ho già sostenuto in altri articoli, fare lo scrittore è un'arte e un mestiere, richiede impegno e studio, bisogna farsi aiutare da professionisti, anche se vanno pagati. Sono cose che ho imparato e continuo a imparare con l'esperienza. Senza un editore alle spalle, bisogna investire di tasca propria sia nella preparazione del libro, pagando un editor professionista, che nella promozione e le disponibilità personali sono ovviamente limitate.

So che non avrò mai un'opportunità con un grande editore se non ricomincio a bussare a certe porte, ma per adesso mi accontento delle mie piccole vendite e della mia grande libertà.

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