sabato 30 luglio 2016

Salta!


Prendere una decisione importante e definitiva è come quell’attimo in cui stai per tuffarti nell’acqua gelida. È una tua scelta e mentre respiri puoi stabilire il momento, puoi prepararti, rimandare, rinunciare oppure puoi agire.

Un passo soltanto e il tuo stato muterà da tranquillo ad agitato, lascerai un luogo sicuro per una dimensione diversa, colpirai l’acqua, proverai dolore. Il tuffo ti spaventa, ma sai che il trauma durerà un istante, che puoi sopportare la sensazione violenta del cambiamento. E quando le acque ti inghiottiranno e le onde si calmeranno, riemergerai e ti troverai esattamente dove volevi essere.

Quando però è qualcun altro a decidere per te, a spingerti all’improvviso nell’acqua gelida, rischi di annegare.


Vivere nel rischio significa saltare da uno strapiombo e costruirsi le ali mentre si precipita
Ray Bradbury (da The Brown Daily Herald, 1995)

giovedì 28 luglio 2016

Guarda altrove


Non riesci a distrarti, il tuo pensiero torna sempre a ciò che vorresti dimenticare. Lo sguardo che vorresti distogliere è attratto in maniera irresistibile dall’oggetto del tuo disagio. Per quanto ti sforzi non c’è modo di trattenerti dal voltarti a guardare la scena del delitto e impedire ai tuoi occhi di andare a caccia di macchie di sangue o di una mano che spunta da sotto il lenzuolo steso sul cadavere.
Ti torturi perché incapace di sfuggire all’attrazione di ciò che ti turba, cerchi il dolore, insegui ciò che ti ferisce, ma è per l’istinto di affrontarlo e sconfiggerlo oppure per il malsano piacere di assaporarlo?


sabato 23 luglio 2016

giovedì 21 luglio 2016

Cervello, stomaco, fegato e cuore


Il mal d’amore è insopportabile. Più ipnotico del mal di denti e più frastornante di un’emicrania, non lascia scampo perché non esistono antidolorifici in grado di eliminarne o ridurne i sintomi. Diviene un pensiero costante e ossessivo, stringe cervello e stomaco in una morsa imbattibile. Non vi sono rimedi se non attendere che si risolva seguendo il suo corso naturale e in genere il tempo necessario alla guarigione è tanto più lungo quanto più intenso è il dolore.

Il metodo peggiore per affrontare il mal d’amore è anche, purtroppo, il più diffuso: rinchiudersi in solitudine ad ascoltare canzoni malinconiche.
Manovra più efficace, invece, è richiedere l’assistenza di uno o più amici sorridenti, comprensivi e muniti di casse di birra. Meglio ancora, se la sofferenza si manifesta in periodo di Oktoberfest, recarsi a Monaco di Baviera. Il cuore ringrazierà, con il fegato poi ci si mette d'accordo.


sabato 16 luglio 2016

Qualcuno mi ha detto


Quello che le persone vi raccontano è solo una versione della storia. La loro versione. Non dico che mentano, ma di un fatto o un dialogo riportato ognuno ricorda quello che ha compreso e percepito il che non corrisponde necessariamente alla realtà o perlomeno non del tutto. Il filtro delle impressioni e delle sensazioni deforma gli intenti espressi a parole e gesti, restituisce un solo punto di vista e una storia oggettivamente incompleta.

State certi che non è andata esattamente come ve la raccontano, ma è andata anche in quel modo.


giovedì 14 luglio 2016

Benvenuti nel mio mondo



Io amo scrivere. È questo che faccio ed è questo che mi manca quando non ho tempo di farlo.

Ora, se osservo questo blog capisco di averlo usato in molti modi diversi: per raccontare la mia esperienza di autrice auto-pubblicata, self, indie o come diavolo si dice ora; per pubblicizzare i miei libri e annunciare le presentazioni, raccontando come sono andate anche solo per conservarne il ricordo; per approfondire alcuni aspetti dei romanzi che ho scritto; per condividere le mie letture preferite e le mie fonti d’ispirazione; per regalare un paio di racconti a chi mi segue (ad oggi i momenti più appaganti da quando ho aperto); per giocare con le pagine scritte da altri; per conoscere e farmi conoscere interagendo con altri appassionati di scrittura e lettura.
Tutti usi legittimi e utili per una tizia che vuole fare la scrittrice e sono soddisfatta dei post che ho pubblicato finora, ma.

Ma io amo scrivere. Non curare un blog, non inventare rubriche, non avere scadenze, non darmi regole, non seguire i “si deve fare così”, non preoccuparmi di cosa gli altri sono interessati a leggere, non dispensare consigli quando io per prima ne ho tanto bisogno.
Voglio solo scrivere ed è esattamente quello che farò d’ora in poi su questo blog. Chi passa di qui deve trovare una scrittrice, deve poter osservare la mutazione dei miei bruchi di pensieri in farfalle di parole, sbirciare tra gli appunti che diventeranno paragrafi di romanzi, scoprire come scrivo attraverso ciò che scrivo e non perché il post dice che scrivo così. Commenti e critiche saranno sempre graditi, ma non inseguiti.

In sostanza, chi viene a cercare la tizia che vuol fare la scrittrice merita di leggere i foglietti scritti a penna dai quali tutto ha inizio. Qualcuno diventerà un racconto, qualcuno produrrà descrizioni o dialoghi per un romanzo e altri finiranno per essere scartati, ma.

Ma io amo scrivere. Di tutto il resto, diceva l’affascinante Rhett Butler, francamente me ne infischio.




sabato 9 luglio 2016

Prendo la bici e vado in Australia di Francesco Gusmeri

Con molto ritardo sulla tabella di marcia che mi ero prefissata, ho finito di leggere Prendo la bici e vado in Australia di Francesco Gusmeri, preso dalla lista dei 12 libri arretrati che voglio recuperare entro l’anno. Ho impiegato tanto tempo perché l’ho letto nelle pause pranzo e lasciandolo in ufficio non proseguivo la lettura di sera. 

La mia opinione riguardo questo diario di viaggio a pedali è positiva in generale, ma non del tutto. Malgrado si tratti di una bella storia, non sono soddisfatta perché mi ha lasciato ben poco addosso. Gusmeri ha affrontato un’impresa fisicamente e psicologicamente epica partendo da Brescia in bicicletta per arrivare a Melbourne attraverso il Medio Oriente e l’Asia, mesi di fuga da una situazione infelice in Italia e verso qualcosa che alla fine non riesce a trovare. 

L’impresa, dicevo, è epica, ma il racconto dell’impresa non lo è. La parte migliore del libro è l’inizio che corrisponde alla fine del viaggio, quando Gusmeri si interroga sul significato dei chilometri percorsi, su cosa verrà dopo e rivede le tappe che l’hanno portato faticosamente in Australia. Proprio nel ricordare il racconto comincia a perdere forza perché ho avuto l’impressione che l’autore scrivesse per riflettere da solo, come pedalava da solo, escludendo il lettore dall’avventura. Poche righe per descrivere un paesaggio e pochissime per un incontro, anche quando era importante, non sono sufficienti a rendere il lettore partecipe. Ha viaggiato per se stesso e l’ha raccontato per se stesso, al lettore non rimane nulla delle migliaia di chilometri di mondo passate sotto le ruote di quella bicicletta. Non si capisce come questo viaggio abbia cambiato il protagonista perché chi legge non riesce a fare lo stesso viaggio per comprendere e condividere le sue sensazioni. Gusmeri ha pedalato attraverso Paesi meravigliosi, culture interessantissime, paesaggi inusuali eppure non li ha nemmeno sfiorati, non si è fermato a osservarli o non ce lo racconta. Il viaggio che ha compiuto è stato dentro se stesso, ma noi non possiamo arrivarci se non ci accompagna facendoci vivere la sua esperienza. Nomina luoghi che io stessa ho visitato, ma è come se li guardasse dall’interno di una boccia di vetro che non permette scambi con l’esterno, con l’ambiente e le persone. Ho avuto l’impressione che fosse di fretta, che sfrecciasse da un luogo all’altro e di fretta l’ha raccontato. 
Avrei voluto leggere di un viaggio come One man caravan dei giorni nostri, ma non è quello che ho trovato in queste pagine.

Ho trovato anche passaggi ben scritti, metafore azzeccate e bei pensieri, ma troppo radi in un libro che mi aspettavo esplorasse più a fondo gli incontri che si fanno in viaggio e le emozioni provate perché sono quelle che danno un senso allo spingersi in terre lontane: scoprire, imparare, sperimentare, meravigliarsi. Gusmeri, però, non cercava questo, desiderava solo fare i conti con se stesso e con la propria vita. Non aveva bisogno di condividerlo con un lettore e questo libro, a mio parere, avrebbe dovuto restare un diario personale.

Prossimo titolo pescato dalla lista: Groupie. Ragazze a perdere di Barbara Tomasino.
Argomento del prossimo post che pubblicherò: chissà...

giovedì 7 luglio 2016

A chi importa?

Giovedì di piena estate. C'è chi ha il coraggio di deprimersi per motivi stupidi mentre fuori c'è il sole, il cielo blu, l'ombra degli alberi, la frutta migliore dell'anno, il gelato, le serate all'aperto... Mah! Io fatico perfino ad arrabbiarmi in estate, ma forse sono strana. E un po' strano è il mondo raccontato dall'autore delle pagine che vi ho proposto la scorsa settimana. Strano, ma eccezionalmente familiare, sempre diverso, esagerato come una caricatura in ogni suo libro eppure tanto vicino a una realtà che il lettore trova riconoscibile pur osservandola attraverso una sorta di specchio deformante che gonfia certi dettagli e ne stira altri. Lo scrittore è Stefano Benni e le pagine vengono da La compagnia dei Celestini, il primo che ho letto tra i suoi romanzi. Ho scelto questo titolo perché ricordavo la descrizione delle estati a Rigolone Marina che ben si adatta a questa stagione, ma di Benni mi è rimasto nel cuore Terra! che a tutt'oggi è il mio preferito nella lunga lista dei suoi scritti. Amo il suo modo comicamente critico di narrare, la fantasia nel suo sarcasmo e l'attenzione con la quale osserva la vita reale per poterla poi deformare con il suo specchio magico. Leggendo Benni si ride, ma finita la risata si riflette. Leggete un suo libro qualsiasi, andate a teatro a vedere una delle sue opere in scena, poi mi direte.


Avrei tanti altri libri dei quali parlarvi, li avete visti nella mia libreria, migliaia di pagine da farvi assaggiare, ma per il momento mi fermo qui. Sospendo anche questa rubrica del giovedì (ho aggiunto un banner a destra per chi volesse fare un giro tra questi post) e non ho molta voglia di spiegarvene il motivo, forse perché mentre scrivo questo post fuori c'è il sole e preferisco uscire, forse è questo l'ultimo piccolo enigma del giovedì e per la soluzione dovrete aspettare una settimana. Hahahahahaha!




sabato 2 luglio 2016

La sognatrice impaziente

È seccante, anzi mi fa proprio imbestialire veder sprecare cose preziose come il tempo e le occasioni.
Ogni giorno che trascorre senza lasciare un segno è un giorno perduto. Non si può rivivere né riscattare. Non c'è nulla da recuperare, ogni possibilità andrebbe sempre vissuta e colta come fosse l'unica. 
La vita è carica di imprevedibili opportunità e non si può sapere se quella che si lascia passare sia proprio l'ultima. La sabbia nella clessidra scorre in un senso solo e io preferirò sempre avere qualcosa da dimenticare che nulla da ricordare.
Le cose non si aspettano, si fanno.