sabato 15 luglio 2017

Chiuso per lavori

Sospendo gli aggiornamenti del blog, già molto rallentati negli ultimi tempi, per concentrarmi sull'ultimo volume di Legione. Godetevi serenamente le vacanze, mentre lavoro per voi. Al ritorno, potreste trovare una sorpresa che allevierà un poco la malinconia dell'estate che finisce. Arrivederci a quando cadranno le foglie.
Buone ferie, lettori!


giovedì 6 luglio 2017

Frammenti di Legione - Destino

«Vedo soltanto i fili rossi tessuti dal destino in una ragnatela di possibilità» disse muovendo le dita nell'aria «Intrecci e nodi cambiano con le decisioni che prendiamo e posso osservare le conseguenze di ogni singola scelta. Nelle mie visioni, la storia si riscrive in continuazione, conducendo a finali diversi. La differenza tra Gabriel e me è che lui sapeva quale strada avrebbe preso l'umanità a ogni bivio, conosceva l'unico finale reale tra quelli possibili.» 

Legione 4


Antonio Renna, illustrazione per Gabriel

lunedì 3 luglio 2017

Amore #1

«L'amore è quella cosa che tu sei da una parte, lui da un'altra, e gli sconosciuti si accorgono che vi amate. Chest'è.»

Massimo Troisi


giovedì 29 giugno 2017

Occhi

Succede che per giorni nessuno mi guardi negli occhi. All'inizio, credevo fosse una mia impressione, di quelle cose che pensi e ti chiedi come mai ti vengono certi pensieri. Ci ho fatto caso per qualche giorno: di tutte le persone che ho incontrato, nessuna mi ha guardato negli occhi. E per guardarmi negli occhi non intendo solo fisicamente, capisco quando qualcuno mi scrive un messaggio, una mail o mi telefona e mentre mi parla non mi sta guardando negli occhi. Ho trovato un motivo per ogni persona e per ognuna saprei dire esattamente dove guarda, mentre mi scrive, mi parla o mi ascolta, se sta ascoltando. Non mi sto lamentando, anzi, gli occhi servono per le cose importanti. Capita, però, che mi si dicano cose importanti guardando altrove, forse per poca convinzione, per insicurezza, per senso di colpa, oppure perché non sono cose del tutto vere, non proprio bugie, ma nemmeno pura verità così come sgorga dal cuore. 
Comunque, non lo capisco grazie a un super potere o chissà quale sensibilità speciale: è che anch'io qualche volta abbasso gli occhi.

Be', pensavo questo e mi chiedevo come mai mi vengono certi pensieri. Forse andrebbero nella pagina di annotazioni di Helgaldo.



mercoledì 21 giugno 2017

Frammenti di Legione - Egoismo

«A volte, l'egoismo è l'unica forma d'amore che rimane. Non è togliere amore agli altri, è amarsi come gli altri non sanno fare. A volte.»

Legione 4 

Antonio Renna, illustrazione per Maya


Trovate le illustrazioni per i volumi precedenti nella galleria.

lunedì 19 giugno 2017

Riflessione in parallelo

Tutti i difetti del nostro romanzo-capolavoro nella recensione di una serie tv. 
Giochiamo a sostituire la serie con la carriera di scrittore, l'episodio pilota con il romanzo d'esordio, i minuti con le pagine, gli attori con i personaggi, gli effetti speciali con lo stile, l'investimento in denaro con l'investimento in studio e impegno, e così via.
Poi facciamo del nostro meglio perché non si parli mai in questo modo di ciò che scriviamo.

«Non mi capita spesso di piantare lì un pilot prima della fine.
Voglio dire, che vuoi che siano quaranta minuti a fronte dei quaranta e passa episodi che vedo ogni settimana? Ti vedi il tuo bel pilot, lo recensisci, se t’è molto piaciuto vai avanti, se t’è piaciuto così così vai avanti lo stesso (si sa mai), se ti ha fatto schifo lo molli. Però insomma, il pilot te lo vedi tutto.
Ecco, Olympus, nuova serie epico-mitologica di SyFy, è riuscita dove altre hanno fallito: al minuto 33 ho detto basta.
Intendiamoci, non che SyFy sia una garanzia di qualità, le capita abbastanza spesso di toppare. Allo stesso tempo, però, ha anche le sue cosine carine tipo Z Nation e 12 Monkeys, e non le saremo mai grati abbastanza per Battlestar Galactica.
Ma Olympus no. Olympus non è neanche “brutta”, Olympus è “impresentabile”, che è molto diverso. È la differenza che passa tra cercare di creare un buon prodotto fallendo nel tentativo, e non rendersi conto che TUTTO quello che si sta facendo conduce inesorabilmente al fallimento.
Ho provato vero imbarazzo nel seguire quei 33 minuti. Ho pensato alle persone che lavorano alla serie, le ho immaginate tornare a casa alla sera, di fronte allo sguardo compassionevole del coniuge, e scoppiare a piangere dicendo “cosa ho fatto?”. Ho pensato al fatto che c’è chi ha speso dei soldi per fare questa cosa (comunque pochissimi) pensando davvero che qualcuno potesse dire “be’, bello”.
E ovviamente qualcuno c’è, perché se andate sulla pagina imdb della serie vedrete che un tot di persone hanno messo voti altissimi. Ma uno sguardo più attento ci mostra che sono tutte e solo ragazze sotto i diciotto anni. Cosa che comunque non mi spiego mica tanto bene, e mi inquieta anche un pochino in termini di futuro dell’umanità.
Scusate, non vi ho ancora detto di cosa parla.
In pratica c’è un giovane eroe che si chiama Hero (perché la chiarezza è importante) che all’inizio del pilot combatte contro un ciclope (il cui design, per lo meno su carta, è l’unica cosa dell’episodio che forse si salva). Lo combatte perché deve salvare una tizia, un oracolo, che poi deve riportare indietro per farsi dire delle cose, farsi aiutare con qualcosa, boh, salcazzo.
E mentre tornano indietro vengono aggrediti da due tizi assoldati all”Esselunga (e se non li hanno assoldati lì, per lo meno è lì che hanno preso i vestiti): il nostro eroe ne uccide uno, l’altro scappa e poi si scopre che è il fratello dell’oracolo. Dell’amico morto frega già niente a nessuno.
Nel frattempo vediamo altra gente, ad Atene, che si prepara per battaglie epicissime.
Il problema è che anche questi scampoli di trama sono difficili da assorbire, perché mentre la vicenda si dipana voi siete distratti dal sangue che vi esce dagli occhi.
Gli attori sono cani. Oh, ci sta, può capitare. Cioè, li hai scelti tu, non è certo colpa mia se poi ti devo insultare, ma vabbe’. Il protagonista Tom York è espressivo come un cappotto, sembra un Clark di Smallville molto più incapace, e già Tom Welling non era esattamente da oscar. Magari può pure essere considerato belloccio, ma davvero non ti ci faresti nemmeno servire l’aperitivo, penseresti che non ne è in grado.
E lui è tipo il più bravo.
Tutta la storiella è poco interessante, e si vede chiaramente il tentativo di scrivere uno show che, come altre serie contemporanee, metta insieme spunti presi da ogni dove. Da Once Upon a Time a Game of Thrones, seppur in modi diversissimi, molti telefilm giocano con i generi e con i personaggi, assecondando certe regole e infrangendone altre. Un metodo molto metatestuale che spesso funziona. Qui invece bastano quattro minuti perché della vita e della sorte di Hero non ce ne freghi assolutamente nulla, perché abbiamo la chiara percezione che se lui morisse non cambierebbe niente a nessuno.
Ma fin qui siamo ancora nell’ambito del brutto. Attori cani che recitano dialoghi spompi dentro trame poco interessanti: siamo effettivamente nel regno della bruttezza.
Ma questo è niente. Olympus diventa impresentabile quando le cose epiche vuole farle “vedere”. Siamo in una serie che parla di antichi eroi, dèi poderosi, mostri famelici ed eserciti in tanga. Insomma, sono cose che richiedono un certo livello di effetti speciali, una regia di un certo tipo. Tutt’intorno, nel resto del mondo cine-televisivo, ci sono i draghi di Game of Thrones, c’è 300, c’è pure Ray Palmer che fa Iron Man in Arrow. Insomma, il livello visivo delle serie cresce, bisogna starci dietro.
Da questo punto di vista, Olympus fallisce ogni volta che può.
Ogni.
Volta.
Sembra Hercules del 1995, ma neanche, almeno Hercules andavano a girarlo al parco e così avevano gli esterni. Qui è tutto un green screen evidentissimo, come quando si andava a Gardaland a farsi i video sul tappeto volante: ventimila lire e via, sei Aladino. Facevi anche finta di indicare un punto del suolo, laggiù in basso, quando in realtà indicavi le scarpe dell’addetto alla macchinetta, che alle undici del mattino ne aveva già pieni i coglioni dei bambini che gli indicavano le scarpe facendo finta che fossero casa loro vista dall’alto. Ma comunque era una cosa che facevi vedere a tua zia, non la mandavi in onda in tv. Se la fai vedere a tua zia sei tenero, se la mandi in onda sei imbecille.
Praticamente tutte le inquadrature di Olympus gridano vendetta. Una pochezza di mezzi e di idee che mette francamente a disagio. Una sensazione già non positiva, che viene ulteriormente acuita da alcuni momenti di spudorata copia: ad esempio quei ralenty simil-Spartacus, in cui però lo sfondo continua a essere disegnato coi pastelli a cera.
Ecco, magari se vai dai produttori di sta roba e glielo chiedi, ti dicono pure che sono tutte scelte stilistiche, insomma volute. E tu ridi, ridi, ridi…
Alla fin fine, cercando di recuperare un po’ di compostezza dopo che questi marrani mi hanno strappato 33 minuti di vita, credo che il problema di fondo sia uno: per fare Olympus hanno speso ventisei euro a episodio. No, non è un dato ufficiale, è una mia personale stima. Perché di certo manca la creatività e mancano gli attori e manca tutto, ma è davvero inaccettabile che una rete importante come SyFy si presenti al pubblico con una cosa che sembra un progetto scolastico delle medie girato col cellulare di due generazioni fa.
Eddai su, io sono anche uno a cui non piace infierire, però cazzo, la dignità è una roba importante.» 

Diego Castelli per Serial Minds, 2015

giovedì 15 giugno 2017

Leggere con i bambini

Mamma Elisa: «Vedi? Qui il bambino si è fatto la bua. Ci sono tanti modi per consolarlo: un abbraccio, un biscotto, un cerotto... E a te, Penelope, cosa serve quando ti fai la bua?»
Penelope, tre anni: «Mi serve che mi passi.»

Gli scrittori a ricamare una storia di dolore e poi abbracci, biscotti e cerotti che lo fanno passare. Lei, chiara, logica, efficace, di ricamato ha solo il nome sul bavaglino.



martedì 13 giugno 2017

Cosa ho letto in viaggio

Nei tre mesi che ho trascorso parlando, e col tempo anche pensando, tutto il giorno in inglese o nel mio scarso indonesiano, la sera mi veniva una gran voglia di leggere in italiano. Se c'era la possibilità di connettermi a Internet, cominciavo dai blog e dalle discussioni sotto i post anche se mi trovavo nel fuso orario sbagliato per partecipare; poi leggevo notizie sul resto del mondo, solitamente sul sito di Internazionale; ma soprattutto entravo nella biblioteca invisibile del mio Kindle.

Mi accorgo ora, nel parlarvi di cosa ho letto, che mi sono dedicata a libri di scrittori stranieri, perciò tradotti e non pensati in italiano. Nell'elenco avevo a disposizione anche italiani puri, ma come faccio sempre ho scelto in base all'estro del momento e non al nome dell'autore. Alla fine ho letto un saggio, un romanzo, un racconto e un libro per ragazzi. Qualcuno dirà che è poca roba in tre mesi, ma io leggo senza fretta e mi addormento con in testa tutte le riflessioni che un buon libro riesce a darmi in poche pagine, e sono stata fortunata nella scelta perché ognuno di questi mi ha dato, a suo modo, da pensare. Come sempre, non mi soffermerò sulle trame che potete trovare ovunque, ma vi darò mie impressioni.

Collasso. Come le civiltà scelgono di morire o vivere di Jared Diamond
Come ogni saggio, un libro del genere si affronta solo se il tema ci appassiona e su di me le indagini archeologiche, geologiche, ambientali, culturali sulla storia dell'umanità hanno l'effetto di un romanzo d'avventura. Il bello di questo libro sono i continui accostamenti al presente che avvicinano situazioni e vicende antiche alla nostra realtà attraverso errori ripetuti per lezioni dimenticate. La lettura mi è parsa scorrevole, forse perché non è il primo saggio del genere che leggo, ma anche i passaggi più tecnici sui dati e gli studi scientifici sono esposti con chiarezza e con uno stile che non annoia. È una ricerca interessante che analizza il fallimento o il successo delle civiltà prese in esame considerando cinque fattori chiave (gestione delle risorse disponibili, mutamenti climatici, rapporti con popolazioni confinanti, relazioni con popoli ostili, capacità politica e culturale di affrontare una crisi) e il peso che ognuno ha avuto o meno nella loro storia, la nostra storia. Un pensiero che mi sono portata a letto? L'immagine dell'abitante dell'Isola di Pasqua che tagliò l'ultimo albero.

Factotum di Charles Bukowski
Nelle vesti del suo alter ego Henry Chinaski, lo scrittore si presenta come il peggior tipo di essere umano: pigro, alcolizzato, irresponsabile, senza ambizione. Bukowski parla, scrive, come mangia e con le pagine si pulisce la bocca, poi rutta. Non vuole insegnare, racconta soltanto, ma così insegna. Entrando nella vita di Henry, giorno per giorno, attimo per attimo, si sperimentano brutte sensazioni, è una vita senza scopo, sporca, incerta, misera e abbastanza disgustosa. Ma dentro si nascondono pensieri conosciuti da tutti e mai ammessi, e quando ci accorgiamo che sono vicini a certi nostri momenti, be' miei almeno, ne proviamo vergogna. Eppure, in quel fondo che non vorremmo mai toccare, brillano scintille di poesia, sfacciate quanto il resto. Scrittura semplice e intelligente, l'ho apprezzato tantissimo.

Il guardiano del faro di Henryk Sienkiewicz
Questo è un racconto lungo conosciuto grazie a un post sul blog Da dove sto scrivendo e mi è parso da subito il mio genere di lettura. Infatti, mi è piaciuto molto, anche se alcuni concetti potevano essere rimarcati una volta di meno. Lo stile è perfetto per la storia (o è il contrario?) e il fatto che me lo aspettassi com'è non ha reso la lettura meno piacevole, era quello che desideravo e l'ho ottenuto. Mi sono un po' rivista nel protagonista che cerca la solitudine per guardare da lontano la vita che ha vissuto. Lui desidera pace e stabilità dopo aver tanto lottato col destino, io sto ancora lottando, ma comprendo il bisogno di fermarsi ogni tanto e osservare soltanto. C'è poi una sensazione che, con le dovute proporzioni rispetto alla scena narrata nel racconto, ho provato in prima persona: l'emozione, a cui accennavo sopra, di leggere nella propria lingua dopo averne parlate tante straniere. Non mi sbagliavo, è stata una lettura adatta a me.

Sette minuti dopo la mezzanotte di Patrick Ness
Ho scoperto a lettura ultimata che da questo libro è stato tratto un film, ma tanto è sempre meglio il libro. L'ultima volta che ho letto un romanzo per ragazzi sono rimasta abbastanza delusa, ma è un genere che spesso mi ha regalato titoli per la lista dei preferiti e non considero narrativa di serie b solo perché rivolta a un pubblico giovane. Il bello di Ness è che scarta con abilità e delicatezza tutte le soluzioni più ovvie, mi ha fatto credere di intuire il passo successivo riconoscendo un cliché per poi sorprendermi scardinandolo. Purtroppo la scrittura – o la traduzione, dovrei rileggerlo in lingua originale per giudicare – è andata peggiorando proprio nel momento più intenso e toccante della trama. Il cuore del lettore, catturato con maestria e portato al punto più alto di coinvolgimento, subisce una brusca frenata: la scena madre è tirata troppo per le lunghe, la frase chiave, rivelatrice del significato dell'incubo vissuto dal protagonista, è ripetuta più volte con l'effetto di smorzarne il potere. Può darsi che dipenda dal lettore tipo, un adolescente, nella mente dello scrittore, forse un ragazzo ha bisogno di sentirlo raccontare in quel modo, mentre a un adulto, con più esperienza e malizia, basta qualcosa in meno per capire. In ogni caso, molto bello.

venerdì 9 giugno 2017

A proposito di verità

«Le cose non devono essere accadute per essere vere. Le storie e i sogni sono le verità-ombra che perdureranno quando i meri fatti saranno polvere e cenere. E dimenticati.»

Neil Gaiman


mercoledì 7 giugno 2017

Legione e onestà

Una conversazione virtuale con Fabio di Librinviaggio mi ha dato lo spunto per informarvi sul futuro di Legione

Lo scambio di battute che vedete nell'immagine è nato da questa sua recensione e mi ha dato conferma della correttezza di una decisione che ho maturato negli ultimi mesi riguardo la mia serie di romanzi: il prossimo libro sarà l'ultimo.

Sì, quella che doveva essere una serie di cinque si è trasformata in una quadrilogia, e ve ne spiego il motivo. Ogni romanzo di Legione è autoconclusivo, ma il filo che lega ogni trama è la storia dell'organizzazione segreta della quale fanno parte tutti i protagonisti. Quella storia ha un finale nella mia testa fin dal primo libro e nella trama di ogni episodio ho seminato dettagli che conducono a un'unica grande conclusione nella quale le singole vicende assumono un senso più ampio, ognuna prende il proprio posto in un panorama visto dall'alto.

Nell'ultimo anno ho lavorato contemporaneamente al quarto e quinto volume che, ambientato nel futuro, racconta un mondo nuovo, conseguenza e risultato delle vicende narrate nei precedenti e così compone quel panorama visto dall'alto. Chi ha letto i primi tre libri conosce la struttura di questi romanzi: i capitoli alternano il presente del protagonista e il passato dell'organizzazione che influisce sulla trama principale. Durante la stesura di questi ultimi due, però, mi sono resa conto che stavo tagliando molti capitoli del quarto per usarli come flashback del quinto. Non volevo anticipare al lettore informazioni che andavano rivelate nell'episodio finale, ma così facendo la trama del quarto risultava impoverita al punto che mi sono trovata a un bivio: aprire nuove sottotrame nel passato oppure fondere i due episodi che, in fondo, nascevano già legati tra loro in maniera più evidente rispetto ai precedenti. Ho scelto la seconda via perché, tornando al discorso con Fabio, è la più onesta. Stavo spezzando in due volumi una trama che si presentava spontaneamente unica e, al di là della stonatura che infastidiva me per prima, non c'era motivo di far uscire due libri annacquati al posto di uno saporito. 

Gli esperti di marketing si staranno strappando i capelli: perché vendere un libro quando potresti venderne due? Perché io non faccio marketing, io scrivo. E non ho un editore che mi imponga di produrre un certo numero di libri in un certo periodo che io sia ispirata o meno, come credo sia accaduto all'autore che ha deluso Fabio. Io scrivo e non vorrei mai che un giorno un mio lettore si sentisse preso in giro in quel modo. 
Perciò vi mostro la bozza di copertina di Maya che sarà il quarto e ultimo libro della serie e vado a finire di lavorarci. State tranquilli: non vi annegherò in un brodo allungato e insapore se posso servirvi un piatto gustoso. Vi avviso quando è pronto in tavola.


lunedì 29 maggio 2017

Soddisfazioni personali

Diciamo sempre di farlo per noi stessi, ma la spinta più forte a realizzarci è la presenza, tra il pubblico, di qualcuno che non vogliamo deludere.

venerdì 12 maggio 2017

Sto leggendo...

«Le storie sono creature selvagge e indomite, continuò il mostro. Quando le liberi, chi può sapere quali sconvolgimenti potranno compiere?»


mercoledì 3 maggio 2017

Libertà e pace


Libertà è scrivere tutto. 
Non trattenere le parole, lasciar andare sulla carta ogni pensiero e sentimento, dar forma a ogni sogno e fantasia.

Pace è non farsi leggere. 
Non pubblicare mai il proprio libro più importante, non spedire lettere a chi non vuole riceverle, lasciar bruciare ogni pagina di nascosto in fondo al cuore.

venerdì 21 aprile 2017

Auguri a me da me

Ho programmato questo post tempo fa perché fosse pubblicato automaticamente il giorno del mio compleanno. Per fare le cose in grande, l'ho fatto in stereo, infatti lo trovate uguale sull'altro blog
È un po'come spedire un biglietto d'auguri a me stessa, un biglietto di quelli esposti nelle cartolerie. Ne ho scelto uno con una poesia di Hemingway sul frontespizio.

Tu non sei i tuoi anni,
né la taglia che indossi,
non sei il tuo peso
o il colore dei tuoi capelli.
Non sei il tuo nome,
o le fossette sulle tue guance,
sei tutti i libri che hai letto,
e tutte le parole che dici
sei la tua voce assonnata al mattino
e i sorrisi che provi a nascondere,
sei la dolcezza della tua risata
e ogni lacrima versata,
sei le canzoni urlate così forte,
quando sapevi di esser tutta sola,
sei anche i posti in cui sei stata
e il solo che davvero chiami casa,
sei tutto ciò in cui credi,
e le persone a cui vuoi bene,
sei le fotografie nella tua camera
e il futuro che dipingi.
Sei fatta di così tanta bellezza
ma forse tutto ciò ti sfugge
da quando hai deciso di esser
tutto quello che non sei.

Quello che invece mi sono scritta all'interno del biglietto è una cosa tra me e me :)

giovedì 6 aprile 2017

Polemica breve

Questa faccenda dei libri che vanno fuori catalogo in pochissimo tempo mi fa impazzire. Se proprio le case editrici non vogliono tenersi copie in magazzino perché rappresentano un costo, e lo capisco, potrebbero almeno rendere i titoli disponibili in ebook che non costa nulla.

lunedì 3 aprile 2017

Che tempo (verbale) fa




«E il sole tornò a splendere come non aveva mai... spleso... splenduto... Piove.»




Tra post sui social network e messaggi sul telefono, che per me è ancora soprattutto un telefono, mi arrivano vagonate di idiozie. Questa, però, mi ha fatto ridere tanto.


P.s. Splenduto è il participio corretto.

martedì 28 marzo 2017

Il ritmo nella scrittura

«Questa frase ha cinque parole. Ecco qui altre cinque parole. Frasi di cinque parole funzionano. Ma molte insieme diventano monotone. Ascoltate bene cosa sta accadendo. La scrittura sta diventando noiosa. Suona come un ronzio meccanico. È come un disco rotto. L'orecchio richiede più varietà.
Ora ascoltate. Cambio la lunghezza della frase e creo musica. Musica. La scrittura canta. Ha un ritmo piacevole, una cadenza, un'armonia. Uso frasi brevi. E uso frasi di media lunghezza. E qualche volta, quando sono sicuro che il lettore è rilassato, lo impegno con una frase di considerevole lunghezza, una frase che brucia energia e si sviluppa con l'impeto di un crescendo, il rullare dei tamburi, il crash dei piatti, sembra che chieda di prestare attenzione perché è una cosa importante.
Quindi scrivete combinando frasi brevi, medie e lunghe. Create una melodia che soddisfi l'orecchio del lettore. Non limitatevi a scrivere parole. Scrivete musica.» 

Gary Provost, autore di 100 ways to improve your writing (100 modi di migliorare la vostra scrittura)

Nota di Simona
Non ho questo libro, non so se esista in italiano, non avevo idea di chi fosse questo Provost finché in rete non sono incappata in questa immagine - l'uso dei diversi colori riprende il messaggio - e ho pensato di condividerla con voi. La traduzione è mia, non è letterale perché è difficile rendere in italiano la prima parte di cinque parole. Se ho sbagliato qualcosa, segnalatemelo pure.

sabato 25 marzo 2017

Libri per gli orangutan


Conoscete tutti il mio amore per la natura selvaggia e gli animali perciò questa iniziativa non vi sorprenderà. 
In accordo con The Orangutan Project ho deciso di donare per sei mesi il 10% dei ricavi del mio libro “Di passaggio in Indonesia” a questa associazione che opera sulle isole di Sumatra e del Borneo per la salvaguardia della foresta pluviale e degli animali selvatici che vi abitano. 
La missione di The Orangutan Project è salvare questi bellissimi primati dall'estinzione, e ciò include, non soltanto la lotta al bracconaggio e il rilascio in natura di orangutan provenienti dalla cattività, ma tutto ciò che contribuisce a mantenere vivo e in salute l'ambiente in cui vivono: conservare l'habitat con progetti di riforestazione; sensibilizzare le comunità locali sull'importanza di preservare le foreste e trovare il modo di far convivere le loro esigenze con quelle della natura; incentivare il turismo sostenibile.

Fin dal mio primo viaggio in Indonesia, sono rimasta colpita dalla bellezza selvaggia dei suoi panorami naturali: spiagge bianche di corallo e nere di sabbie vulcaniche, scogliere e montagne, vulcani, laghi e laghi dentro vulcani, ma soprattutto le sue foreste così rigogliose, misteriose, piene di vita e leggende. Purtroppo, le ho viste ridursi di anno in anno per far spazio all'attività dell'uomo che raramente si svolge nel rispetto dell'ambiente. 

Mamma orangutan e cucciolo
Tra le altre isole, ho soggiornato anche in Borneo e Sumatra, dove vivono gli orangutan. Ho visitato parchi nazionali e centri di recupero per gli esemplari strappati al bracconaggio, al contrabbando di specie protette e alla cattività. Incrociare lo sguardo di un orangutan è qualcosa che riporta alle origini, che risveglia l'istinto perduto di appartenere alla terra.
Un paio di volte, nel 2010 e nel 2013, ho anche dormito in tenda nella giungla insieme ai ranger di due parchi nazionali e ho potuto osservare gli orangutan in libertà. Potete sfogliarne le foto a questi link:
Gunung Leuser National Park - Sumatra
Trekking nella giungla - Sumatra
Kalimantan - Borneo

Queste esperienze mi hanno fatto comprendere il grande lavoro dei dipendenti dei parchi, dei volontari e delle diverse associazioni perché è grazie a loro che ho potuto godere di tanta bellezza. Per questo vorrei ritrovarla a ogni mio viaggio e vorrei che la ritrovassero anche le generazioni future.
Io e un grosso orangutan
Oggi, che sono "tornata a casa" in Indonesia, ho contattato The Orangutan Project proponendo la mia idea di destinare a loro il 10% dei ricavi del mio libro, seppur pubblicato tre anni fa. Sono stati felici di autorizzarmi a usare il loro logo per promuovere questa iniziativa e  io sono felice di dare un piccolo contributo alla salvaguardia di questo angolo di pianeta che mi ha rubato il cuore. Adesso speriamo che lettori e viaggiatori ci sostengano acquistando il libro e spargendo la voce. Abbiamo deciso di provare per sei mesi, dal 1 aprile al 30 settembre, ma potremmo prolungare la collaborazione in caso desse i frutti che ci auguriamo. 

Se dunque progettate di visitare l'Indonesia e incontrare gli orangutan, oppure volete viaggiare in terre lontane restando in poltrona, oppure volete soltanto aiutarmi a sostenere una causa che mi sta molto a cuore, comprate "Di passaggio in Indonesia" e ci troverete consigli, avventure e disavventure di una viaggiatrice inesperta, ma appassionata che si è innamorata di un arcipelago strepitoso.


 libro  



giovedì 23 marzo 2017

Diverse voci

Non pare anche a voi che quando scrivo sull'altro blog la mia voce sia diversa?

Sono sempre io, ma a parlare è un lato di me che per la testa ha tutt'altro che la scrittura. Forse si tratta di quello scrivere di getto, quell'istinto di lanciare il messaggio senza preoccuparsi in anticipo della forma. Eppure non è un raccontare senza filtri perché penso a cosa raccontare e cosa omettere. Credo che la diversa voce dipenda dal diverso interlocutore: la “scrittrice” parla a un lettore, il suo lettore ideale, ma comunque uno sconosciuto; la viaggiatrice parla ai suoi amici rimasti a casa e qualche volta ad altri viaggiatori che, seppure sempre sconosciuti, sento più vicini di un ipotetico lettore dei miei romanzi.

Ha senso per voi? Oppure ho un disturbo della personalità?


Delirio, Bill Sienkiewicz per Neil Gaiman


martedì 14 marzo 2017

All'inseguimento della lucertola nera

Storiella fotografica da Bali - un click per ingrandire le immagini.


Dopo una colazione così abbondante che il pranzo diventa inutile, mi siedo in veranda con il taccuino per gli appunti, in attesa che si asciughi il pavimento della mia stanza appena pulita.


D'un tratto...

lunedì 6 marzo 2017

Dedizione

Come vi ho detto, sto dedicando questi primi giorni al lodge ad abituarmi al clima e al fuso orario (ho un'età e certi sbalzi mi stendono), scrivere, rilassarmi ed esplorare i dintorni. Sono ancora l'unica cliente, è bassa stagione, e mi godo tutto questo come se appartenesse solo a me.

Il richiamo della natura è forte. Passerei tutto il giorno a esplorare questo giardino che in pochi passi diventa foresta, con le creature che ci abitano e si muovono, cantano, corrono, volano, sospirano intorno a me. Lo vedo aspettarmi dietro le finestre, ma ho un romanzo da finire. Prima che cominci l'avventura vera, quella per cui mi trovo in Indonesia, ho bisogno completare ciò che è rimasto in sospeso nelle ultime settimane. In realtà non mi pesa, ho voglia di scrivere, mi piace e mi appaga, mi trovo anche nella situazione perfetta: isolata in un luogo stupendo. Mi chiedo dove mi troverò, invece, a scrivere il prossimo libro. Chi può dirlo? Per adesso m'impegno a terminare questo.

Qualche volta, confermo i vostri sospetti, mi concedo una passeggiata o una nuotata in piscina e ve ne parlerò sull'altro blog nei prossimi giorni. Per gran parte della giornata, però, rimango nella quiete della mia camera a lavorare, con una tazza di tè e gli appunti presi sui quaderni che mi porto sempre appresso. Quando mi siedo a questa bella scrivania, non sento più nemmeno il cigolio delle pale sul soffitto, non mi accorgo del sole che cala. Sono talmente concentrata che dimentico di mangiare e al ristorante ormai hanno preso l'abitudine di telefonarmi in camera per avvisarmi che è ora di cena. 
Grande dedizione, la mia e la loro.




sabato 4 marzo 2017

Bali writing


Questa è la mia scrivania a Bali. 
Dopo aver raccontato il mio arrivo sull'altro blog - è su quello che potete seguire il mio viaggio, qui c'è solo il mio alter ego di scrittrice - da oggi proseguo la stesura del quarto volume di Legione, anche perché alla notizia della mia partenza orde di lettori preoccupati, almeno otto persone, mi hanno scritto per essere rassicurati che la mia nuova vita non comprometta la conclusione della serie.
Tranquilli, qui ho la quiete e il tempo di accontentare voi e me che, distratta dai preparativi, ultimamente ho scritto davvero molto poco e ne ho una gran voglia. Perciò vi saluto e mi metto al lavoro.

giovedì 2 marzo 2017

Io parto e se non vi basta...

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempira l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sara ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo


Stefano Benni

lunedì 27 febbraio 2017

Vita in barattoli


«Scrivere in me-naturale. Alcuni scrivono in me-diesis»
Paul Valéry, Tal quale, 1941/43


Un caro amico mi ha consigliato di appuntarmi le intense sensazioni di questi ultimi momenti prima della partenza. Lo faccio da sempre. Ho l'abitudine di raccogliere a parole, su un quaderno o in un file, emozioni, pensieri, stati d'animo e sentimenti per conservarli così come li provo. Li metto in barattoli sotto vuoto appena sfornati dal cuore, dalla mente o da una qualsiasi parte del corpo, così mantengono fragranza e freschezza nel tempo. 

Li apro quando scrivo, li rivivo e li adatto alle esigenze della trama. Sì, i miei romanzi sono storie fantastiche e improbabili - impossibile non esiste - però contengono sentimenti veri, presi da quei barattoli. Soffrire e immaginare di soffrire non sono la stessa cosa. Quello che i miei personaggi dicono, pensano e provano viene da lì ed è autentico.

Alcuni barattoli sono etichettati: innamoramento, dolore, euforia, paura, nostalgia, desiderio, ansia, rabbia... Altri contengono emozioni e reazioni particolari che non hanno un nome preciso, eppure sono certa che sapreste riconoscerle, se evocate con le parole giuste al momento giusto, perfino in mezzo a storie fantastiche. Ciò che sto provando e pensando in questi giorni non ha nome e forse non basterebbe tutta la mia immaginazione per inventarlo se non lo stessi vivendo, ma lo metto in un barattolo e riuscirò a raccontarlo in qualche modo perché è anche questo che fanno gli scrittori.

Dunque, vi giro il consiglio di appuntarvi come vi sentite in certi momenti della vita, come vi sentite davvero, non in voi-diesis.

giovedì 23 febbraio 2017

Un saluto e una richiesta

Il 2 marzo, cioè tra una settimana esatta, partirò per un viaggio di sola andata.

Qualcuno di voi lo sa da un po', a qualcuno l'avevo accennato quando ancora non sapevo bene dove andare, per qualcuno è una sorpresa. Bene, ci siamo.

in fuga dalla deforestazione
La destinazione iniziale è l'isola di Bali in Indonesia, così dice il biglietto aereo. Questo è il primo passo, il primo gradino di una scala che dovrebbe condurmi alla vita che cerco da sempre: in mezzo alla natura a proteggere la natura.
Non immaginatemi, dunque, su una spiaggia con un cocktail colorato, ma infangata dai capelli agli scarponi nella giungla di una delle diciassettemila isole dell'arcipelago indonesiano, intenta a piantare un albero o nascosta tra il fogliame a fotografare mamma orangutan che allatta il suo cucciolo.

Cambio vita, drasticamente, e non per fuggire da qualcosa, sebbene sia stanca di un certo modo di vivere e di pensare, io vado verso qualcosa e può darsi che sarò pure felice.

Può darsi che scriva ancora romanzi, racconti e stupidaggini, forse un libro su questa avventura, può darsi anche che smetta perché troppo occupata a vivere per raccontarlo. Chissà. Per adesso non abbandono il blog, ma è naturale che rallenterà, l'ha già fatto in queste settimane di preparativi. Se vi va, passate a bussare ogni tanto, fuso orario e connessione permettendo, vi risponderò con piacere.

Per leggere, avrò il Kindle, una biblioteca in pochi etti, ed ecco la mia richiesta: se volete suggerirmi una lettura da portare con me c'è ancora spazio, ma vi concedo un solo titolo a testa. Con i classici sono a posto perché per fortuna molti si trovano gratis in versione ebook, per il resto consigliate in libertà.

Parto dall'Indonesia, ma potrei finire in Africa, non metto limiti al mio orizzonte né freni al destino. Scoprirete da foto e racconti che fine avrà fatto questa impiegatuccia sfigata che fa sogni giganteschi.

Come un'esploratrice d'altri tempi, sventolo il fazzoletto e vi saluto tutti.

A ship in harbor is safe, but that is not what ships are built for.”

John Augustus Shedd

venerdì 17 febbraio 2017

Rapporto scrittore - lettore





"Si scrive soltanto una metà del libro, 
dell'altra metà si deve occupare il lettore."

Joseph Conrad,
Lettera a Robert Bontine Cunninghame Graham, 1897










"La prima cosa necessaria per scrivere con efficacia 
è di non aver alcun riguardo 
per il lettore che non lo merita."

Miguel de Unamuno

martedì 14 febbraio 2017

Dicono i muri

A volte si trovano belle frasi nei libri, altre volte sono scritte sui muri da poeti di passaggio.

"La felicità non è un'emozione, è una scelta"


sabato 11 febbraio 2017

Dice Neil

"È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i nostri sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo."

Neil Gaiman, American Gods



mercoledì 8 febbraio 2017

Dice Ray


I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.”

Ray Bradbury, Fahrenheit 451



venerdì 3 febbraio 2017

Giornalisti e scrittori

Ho terminato la lettura di Vado verso il Capo di Sergio Ramazzotti.

Dal deserto all'oceano passando per la giungla solo con mezzi pubblici e passaggi, Ramazzotti incontra e racconta le storie dei suoi compagni di viaggio da Algeri a Città del Capo. Condivide autobus, cassoni di camion, vagoni di treno, furgoncini, taxi straripanti di merci e umanità con profughi, viaggiatori, commercianti, militari e disperati. Anche se scende lungo la costa ovest, gli arrivano voci da tutto il continente attraverso le persone che gli siedono accanto.
L'Africa è un continuo movimento di confini, nomi di città e intere nazioni che cambiano a seconda del potere di turno, regioni tribali che si separano e tornano a fondersi in mappe da aggiornare usando il sangue come inchiostro. Sotto numeri e linee, però, ci sono persone, interi popoli che li subiscono senza voce per gridare. La serenità non esiste, la certezza nemmeno. C'è invece la pazienza, la pazienza infinita di queste genti che impiegano una settimana a percorrere trecento chilometri per far visita alla famiglia perché le strade fanno schifo e i trasporti non funzionano per i poveri; che aspettano trenta ore la partenza di un autobus per andare a vendere il piccolo tesoro di un pezzo di ricambio per un motore che rutterà altro fumo nero nel bel cielo africano; che rimbalzano tra una frontiera e l'altra fuggendo a piedi da villaggi stritolati dai bulldozer ciechi e impazziti di guerre senza soluzione e speculazioni senza freni.

Mi ha restituito l'Africa di Kapuscinski della quale avevo nostalgia, quel meraviglioso e triste pandemonio di colori, miseria, gentilezza e corruzione. Non immaginate quanto sappia essere poetico un giornalista quando si cala nella poesia polverosa e sudata di questi luoghi, la cronaca diventa personale, il racconto imparziale si circonda di pensieri e sentimenti. È così che un giornalista si trasforma in scrittore.
Mi ero lamentata, tempo fa, di un giornalista che non si era fatto scrittore per raccontarmi una delle tragedie alpinistiche accadute sul K2, Graham Bowley con No way down. In quel caso, l'autore è rimasto freddo e distaccato lasciando anche me fredda e distaccata dopo la lettura.
L'Africa di Ramazzotti, invece, come quella di Kap, è vissuta e narrata dall'interno e dal basso. Non è un articolo di economia o politica scritto da un hotel di lusso lontano dalla gente, ma il resoconto nudo e crudo di chi si mette nei panni degli ultimi, vive in mezzo a loro, dorme schiacciato contro i loro corpi, mangia nei loro piatti, soffre caldo, freddo, fame e sete con loro, si sposta con la stessa fatica, sbatte contro gli stessi muri, subisce le stesse angherie.
Sia Ramazzotti che Kapuscinski, alla fine, provano una sorta di senso di colpa nel lasciare queste persone al loro destino e tornare a casa, colpevoli di avere una casa, acqua corrente, elettricità, lavoro, istruzione, cure mediche. Arrivano a un punto in cui non si accontentano di raccontare perché sono diventati parte della storia. Una volta provata l'essenza di quella vita ai minimi termini e averla odiata e maledetta, ne sentono la nostalgia, non sono più capaci di tornare alla condizione precedente. L'ho provato anch'io, rientrando a casa dopo viaggi – non vacanze – in luoghi remoti che mi hanno mostrato l'essenziale di me e non sono più riuscita a riconoscermi nel superfluo, perfino possedere un armadio mi pareva troppo quando per quattro mesi la mia casa era stata uno zaino. Lo descrive Ramazzotti nelle ultime righe di questo libro quando, giunto al termine del suo lungo tragitto via terra, prende l'aereo che lo riporterà in Italia:

Quando mi allaccio la cintura fuori è buio. Il comandante spegne le luci della cabina e dà un po' di gas ai quattro motori del suo Boeing. Si sente un sibilo lontano: senza fretta, rulliamo verso la testata della pista e ci allineiamo per il decollo. Un istante prima che le ruote si stacchino da terra vorrei poter scendere e andare a prendere l'autobus.”

Il modo in cui Ramazzotti mi ha raccontato questa esperienza è il modo in cui l'ho vissuta leggendo. Per me vale l'equazione: fredda cronaca = fredda impressione del lettore, apprendo nozioni e non provo nessuna emozione né empatia, dimentico; racconto personale = segno caldo nel cuore del lettore, apprendo nozioni e in più mi appassiono.

mercoledì 1 febbraio 2017

Paura

"Non vi è piacere eguale alla paura. Se fosse possibile sedere rendendosi invisibili fra due persone su di un treno, in una qualsiasi sala d'attesa o in un ufficio, la conversazione che potremmo udire non farebbe che girare attorno allo stesso argomento. In un primo momento, potrebbe certamente sembrare che la discussione verta su di un tema completamente diverso: l'economia nazionale, le vittime degli incidenti stradali, le parcelle sempre più salate dei dentisti. Ma tolte metafore e allusioni, ecco che annidata nel cuore del discorso vi è la paura. Mentre la natura di Dio e la possibilità di vita eterna rimangono nel dimenticatoio, rimuginiamo tutti contenti le minuzie delle nostre miserie. La sindrome non riconosce confini. In vacanza così come al lavoro, si ripete lo stesso rituale. Con l'inevitabilità della lingua che batte dove il dente duole, ritorniamo pedissequamente alle nostre paure. Ne parliamo con la stessa bramosia di un uomo affamato davanti ad un piatto colmo e fumante."

Clive Barker, incipit di Books of Blood vol.2




lunedì 30 gennaio 2017

Leggendo e pensando

Ho tanti pensieri per la testa in questo periodo, tante cose delle quali occuparmi e preoccuparmi che faccio fatica a dormire. Il cervello non si spegne come la lampada sul comodino, continua a elencarmi cosa devo fare, cosa ho scordato di fare, con chi devo parlare e cosa devo dire, quanto devo pagare e quanto mi resta in tasca, cosa devo comprare, riordinare, buttare via, stirare, chi devo vedere, dove devo andare e quando andarci.
Allora leggo prima di dormire, per distrarmi da quell'elenco, anche questo mi dà da riflettere, ma in modo diverso. Sto leggendo un libro del 1996, di un giornalista che nel 1992 attraversa l'Africa da nord a sud solo con i mezzi pubblici. Ci trovo passaggi che mi riportano a oggi e penso. 

"Quando incontri un profugo la prima cosa che fai è cercare di immaginare i suoi pensieri. Una bus station per te è un luogo di passaggio. Per lui è una casa, e potrebbe esserlo per i prossimi venti minuti o venti giorni o venti mesi. Un viaggiatore ha sempre una casa a cui pensare, e per questo prova la sensazione di trovarsi altrove. Un profugo è un eterno viaggiatore per il quale il concetto di altrove è inesistente. La sua casa è dove poggia il sedere. Cerca ciò che ha perduto sapendo che la ricerca potrebbe durare in eterno. Un profugo non sa cos'è la nostalgia poiché, per sopravvivere, la sua anima ha disimparato a provare questo sentimento."

Sergio Ramazzotti, Vado verso il Capo


venerdì 27 gennaio 2017

Pavia: ospite in classe

Eccomi qui per raccontarvi com'è andata al liceo Cairoli di Pavia.
Sono partita in auto con l'amica Gloria  l'avete conosciuta qui  che si è offerta come assistente per scattare qualche foto. Purtroppo, la professoressa di lettere Viviana Masseroli non ha potuto presenziare perché costretta a casa da un infortunio, colpa del ghiaccio sui marciapiedi, ma a sostituirla c'era la collega Caroline Maggipinto, promotrice di questo incontro, che ci ha accolte all'arrivo.

mercoledì 25 gennaio 2017

Scritti a penna presenta

Immaginate l'ombra del mio profilo come fossi Hitchcock che introduce una delle sue storie da brivido, solo più magra e più allegra, perché oggi vi presento i filmati realizzati per diffondere il piacere della lettura, di ogni genere e in ogni forma.

I messaggi che ascolterete, letti o raccontati in prima persona, sono stati pensati per il mio incontro con gli studenti del liceo Cairoli, ma il contenuto è universale. I libri sono una droga legale, accessibile a tutti e che giova alla salute mentale, i protagonisti di questi video descrivono come hanno cominciato a farne uso e gli effetti di questa sanissima dipendenza sulle loro vite. 
Buona visione.

lunedì 23 gennaio 2017

Il segreto svelato

Vi avevo accennato a un progetto segreto nel quale ho coinvolto le tre blogger che hanno ospitato il mini-tour di Legione e che, a loro volta, hanno arruolato altri appassionati lettori. Oggi posso finalmente alzare il sipario e raccontarvi di cosa si tratta.

L'idea è nata da un evento molto speciale che si sta svolgendo proprio mentre leggete questo post. In questo momento, mi trovo a Pavia, ospite nella classe 5DL del liceo linguistico Cairoli, dove sto conversando con gli studenti a proposito dei miei libri e dei miei viaggi. Di questo incontro vi parlerò presto, non appena sarò tornata a casa e avrò smaltito la sbronza da emozione.

Nel frattempo, vi spiego quale legame esista tra un gruppo di blogger, una quinta liceo e me.



sabato 21 gennaio 2017

Appendice tempestosa

Sono consapevole di aver osannato il romanzo di Vercel fino alla nausea, scoraggiando eventuali critiche. Michele, infatti, ha commentato in privato, ma lo scambio di mail con lui mi è sembrato così interessante che gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo.

venerdì 20 gennaio 2017

Dialogo tempestoso


Sul blog di Michele Scarparo, qualche giorno fa, si discuteva di dialoghi e si prendeva ad esempio una lite coniugale. Mi è subito venuto in mente lo scontro tra il Capitano Renaud e la moglie Yvonne in Tempesta di Roger Vercel che riporto di seguito. 
A mio parere, rende alla perfezione quei litigi che pretendono di chiarire una situazione, mentre i due non si ascoltano o perlomeno capiscono l'uno delle parole dell'altro solo ciò che è utile a ribattere e dello stato d'animo altrui percepiscono solo la rabbia superficiale. Molto realistico.
Poi c'è tutta la parte di non detto, ma solo pensato che l'autore ci rivela tra una battuta e l'altra, un filtro che può essere caratteriale o di circostanza tra ciò che si pensa e ciò che esce dalla bocca.
Ci sarebbero mille altri aspetti di questo estratto sui quali discutere, ma mi limito a ricopiarlo per vostro diletto e riflessione.

mercoledì 18 gennaio 2017

Letture

Oggi mi va di parlarvi di alcuni libri che ho letto, che ho abbandonato e che sto leggendo. Non sono una critica letteraria, non faccio recensioni, vi dico solo come la penso personalmente. Non sono una lettrice veloce, mi immergo nelle pagine con tutta calma, nessuno mi corre dietro. Mi interessano molti argomenti perciò generi e temi variano parecchio, come si vede dalla lista dei miei preferiti.

lunedì 16 gennaio 2017

Alessandro batte Mick

Un'amica mi ha raccontato che, anni fa, si ritrovò per qualche motivo a dover rileggere I promessi sposi, ma, troppo impegnata con il lavoro, non era certa di riuscire a rispettare la scadenza. Pensò quindi di ricorrere alla versione audio-libro da ascoltare in auto durante gli spostamenti quotidiani. Entrando nel negozio, scoprì che I promessi sposi era narrato in qualcosa come 32 cassette - che fosse in cassette vi dà un'idea dell'epoca in cui si svolge l'aneddoto - e l'impresa sembrò ancor più disperata. Alla fine, sacrificando ore di sonno, trovò il tempo di rileggere il libro, in fondo le era sempre piaciuto. 

Tutto questo solo per dirvi che per fare un romanzo di Manzoni non basta l'intera discografia dei Rolling Stones.


venerdì 13 gennaio 2017

Chi scrive e chi legge

«Nei tempi antichi i libri sono stati scritti da uomini di lettere e letti dal pubblico. 
Oggi i libri sono scritti dal pubblico e letti da nessuno.»

Oscar Wilde 
1854 - 1900


mercoledì 11 gennaio 2017

Nomi propri

Si sentiva fino al quarto piano il portiere di notte che litigava con i parenti in Egitto, tutti accalcati davanti alla webcam. 
Il palazzo si innalzava su un trafficato viale milanese che a quell'ora tirava il fiato dopo un'altra giornata di clacson, frenate e accelerate. Le auto erano spente, parcheggiate, le serrande abbassate, i semafori lampeggianti, i lampioni sbiaditi nella nebbia e la gente nascosta dietro le finestre. Era l'ora del riposo per tutta la città, tranne per il portiere di notte che gridava contro il computer un po' in egiziano e un po' in italiano.
Si faceva chiamare Giuseppe. Il suo primo datore di lavoro in Italia non era mai riuscito a pronunciare il suo vero nome e ogni giorno, per mesi, gliene aveva dato uno diverso. Alla fine aveva sbuffato: «Senti, ti chiamerò Giuseppe» e quello gli era rimasto. 
Litigavano per i soldi, Giuseppe e i parenti stipati nello schermo che illuminava la guardiola, loro spendevano troppo e chiedevano ancora. 
Quattro piani più in alto, Buonasera Avvocato e Buonasera Signora intuivano spezzoni di discussione. L'avvocato ripiegò il giornale sul comodino e cercò la moglie tra il cuscino e la copertina di un libro appassionante. «Gli hai detto che ha una colazione pagata?» 
Buonasera Signora spuntò dalle pagine. «Sì, ma non l'ha mai consumata perché non ha capito in quale bar.» 


Questa storiella non ha un finale, né una morale. Ve l'ho raccontata più o meno come l'ho sentita dalla coppia del quarto piano che, prima di trasferirsi a Milano, abitava vicino a me. Ve l'ho raccontata perché mi ha fatto pensare che dietro ogni nome c'è una persona e c'è una storia, qualche volta ci si ferma al nome.