lunedì 30 gennaio 2017

Leggendo e pensando

Ho tanti pensieri per la testa in questo periodo, tante cose delle quali occuparmi e preoccuparmi che faccio fatica a dormire. Il cervello non si spegne come la lampada sul comodino, continua a elencarmi cosa devo fare, cosa ho scordato di fare, con chi devo parlare e cosa devo dire, quanto devo pagare e quanto mi resta in tasca, cosa devo comprare, riordinare, buttare via, stirare, chi devo vedere, dove devo andare e quando andarci.
Allora leggo prima di dormire, per distrarmi da quell'elenco, anche questo mi dà da riflettere, ma in modo diverso. Sto leggendo un libro del 1996, di un giornalista che nel 1992 attraversa l'Africa da nord a sud solo con i mezzi pubblici. Ci trovo passaggi che mi riportano a oggi e penso. 

"Quando incontri un profugo la prima cosa che fai è cercare di immaginare i suoi pensieri. Una bus station per te è un luogo di passaggio. Per lui è una casa, e potrebbe esserlo per i prossimi venti minuti o venti giorni o venti mesi. Un viaggiatore ha sempre una casa a cui pensare, e per questo prova la sensazione di trovarsi altrove. Un profugo è un eterno viaggiatore per il quale il concetto di altrove è inesistente. La sua casa è dove poggia il sedere. Cerca ciò che ha perduto sapendo che la ricerca potrebbe durare in eterno. Un profugo non sa cos'è la nostalgia poiché, per sopravvivere, la sua anima ha disimparato a provare questo sentimento."

Sergio Ramazzotti, Vado verso il Capo


venerdì 27 gennaio 2017

Pavia: ospite in classe

Eccomi qui per raccontarvi com'è andata al liceo Cairoli di Pavia.
Sono partita in auto con l'amica Gloria  l'avete conosciuta qui  che si è offerta come assistente per scattare qualche foto. Purtroppo, la professoressa di lettere Viviana Masseroli non ha potuto presenziare perché costretta a casa da un infortunio, colpa del ghiaccio sui marciapiedi, ma a sostituirla c'era la collega Caroline Maggipinto, promotrice di questo incontro, che ci ha accolte all'arrivo.

mercoledì 25 gennaio 2017

Scritti a penna presenta

Immaginate l'ombra del mio profilo come fossi Hitchcock che introduce una delle sue storie da brivido, solo più magra e più allegra, perché oggi vi presento i filmati realizzati per diffondere il piacere della lettura, di ogni genere e in ogni forma.

I messaggi che ascolterete, letti o raccontati in prima persona, sono stati pensati per il mio incontro con gli studenti del liceo Cairoli, ma il contenuto è universale. I libri sono una droga legale, accessibile a tutti e che giova alla salute mentale, i protagonisti di questi video descrivono come hanno cominciato a farne uso e gli effetti di questa sanissima dipendenza sulle loro vite. 
Buona visione.

lunedì 23 gennaio 2017

Il segreto svelato

Vi avevo accennato a un progetto segreto nel quale ho coinvolto le tre blogger che hanno ospitato il mini-tour di Legione e che, a loro volta, hanno arruolato altri appassionati lettori. Oggi posso finalmente alzare il sipario e raccontarvi di cosa si tratta.

L'idea è nata da un evento molto speciale che si sta svolgendo proprio mentre leggete questo post. In questo momento, mi trovo a Pavia, ospite nella classe 5DL del liceo linguistico Cairoli, dove sto conversando con gli studenti a proposito dei miei libri e dei miei viaggi. Di questo incontro vi parlerò presto, non appena sarò tornata a casa e avrò smaltito la sbronza da emozione.

Nel frattempo, vi spiego quale legame esista tra un gruppo di blogger, una quinta liceo e me.



sabato 21 gennaio 2017

Appendice tempestosa

Sono consapevole di aver osannato il romanzo di Vercel fino alla nausea, scoraggiando eventuali critiche. Michele, infatti, ha commentato in privato, ma lo scambio di mail con lui mi è sembrato così interessante che gli ho chiesto il permesso di pubblicarlo.

venerdì 20 gennaio 2017

Dialogo tempestoso


Sul blog di Michele Scarparo, qualche giorno fa, si discuteva di dialoghi e si prendeva ad esempio una lite coniugale. Mi è subito venuto in mente lo scontro tra il Capitano Renaud e la moglie Yvonne in Tempesta di Roger Vercel che riporto di seguito. 
A mio parere, rende alla perfezione quei litigi che pretendono di chiarire una situazione, mentre i due non si ascoltano o perlomeno capiscono l'uno delle parole dell'altro solo ciò che è utile a ribattere e dello stato d'animo altrui percepiscono solo la rabbia superficiale. Molto realistico.
Poi c'è tutta la parte di non detto, ma solo pensato che l'autore ci rivela tra una battuta e l'altra, un filtro che può essere caratteriale o di circostanza tra ciò che si pensa e ciò che esce dalla bocca.
Ci sarebbero mille altri aspetti di questo estratto sui quali discutere, ma mi limito a ricopiarlo per vostro diletto e riflessione.

mercoledì 18 gennaio 2017

Letture

Oggi mi va di parlarvi di alcuni libri che ho letto, che ho abbandonato e che sto leggendo. Non sono una critica letteraria, non faccio recensioni, vi dico solo come la penso personalmente. Non sono una lettrice veloce, mi immergo nelle pagine con tutta calma, nessuno mi corre dietro. Mi interessano molti argomenti perciò generi e temi variano parecchio, come si vede dalla lista dei miei preferiti.

lunedì 16 gennaio 2017

Alessandro batte Mick

Un'amica mi ha raccontato che, anni fa, si ritrovò per qualche motivo a dover rileggere I promessi sposi, ma, troppo impegnata con il lavoro, non era certa di riuscire a rispettare la scadenza. Pensò quindi di ricorrere alla versione audio-libro da ascoltare in auto durante gli spostamenti quotidiani. Entrando nel negozio, scoprì che I promessi sposi era narrato in qualcosa come 32 cassette - che fosse in cassette vi dà un'idea dell'epoca in cui si svolge l'aneddoto - e l'impresa sembrò ancor più disperata. Alla fine, sacrificando ore di sonno, trovò il tempo di rileggere il libro, in fondo le era sempre piaciuto. 

Tutto questo solo per dirvi che per fare un romanzo di Manzoni non basta l'intera discografia dei Rolling Stones.


venerdì 13 gennaio 2017

Chi scrive e chi legge

«Nei tempi antichi i libri sono stati scritti da uomini di lettere e letti dal pubblico. 
Oggi i libri sono scritti dal pubblico e letti da nessuno.»

Oscar Wilde 
1854 - 1900


mercoledì 11 gennaio 2017

Nomi propri

Si sentiva fino al quarto piano il portiere di notte che litigava con i parenti in Egitto, tutti accalcati davanti alla webcam. 
Il palazzo si innalzava su un trafficato viale milanese che a quell'ora tirava il fiato dopo un'altra giornata di clacson, frenate e accelerate. Le auto erano spente, parcheggiate, le serrande abbassate, i semafori lampeggianti, i lampioni sbiaditi nella nebbia e la gente nascosta dietro le finestre. Era l'ora del riposo per tutta la città, tranne per il portiere di notte che gridava contro il computer un po' in egiziano e un po' in italiano.
Si faceva chiamare Giuseppe. Il suo primo datore di lavoro in Italia non era mai riuscito a pronunciare il suo vero nome e ogni giorno, per mesi, gliene aveva dato uno diverso. Alla fine aveva sbuffato: «Senti, ti chiamerò Giuseppe» e quello gli era rimasto. 
Litigavano per i soldi, Giuseppe e i parenti stipati nello schermo che illuminava la guardiola, loro spendevano troppo e chiedevano ancora. 
Quattro piani più in alto, Buonasera Avvocato e Buonasera Signora intuivano spezzoni di discussione. L'avvocato ripiegò il giornale sul comodino e cercò la moglie tra il cuscino e la copertina di un libro appassionante. «Gli hai detto che ha una colazione pagata?» 
Buonasera Signora spuntò dalle pagine. «Sì, ma non l'ha mai consumata perché non ha capito in quale bar.» 


Questa storiella non ha un finale, né una morale. Ve l'ho raccontata più o meno come l'ho sentita dalla coppia del quarto piano che, prima di trasferirsi a Milano, abitava vicino a me. Ve l'ho raccontata perché mi ha fatto pensare che dietro ogni nome c'è una persona e c'è una storia, qualche volta ci si ferma al nome.

sabato 7 gennaio 2017

Filastrocca

Abbiamo parole per vendere
parole per comprare
parole per fare parole
ma ci servono parole per pensare.

Abbiamo parole per uccidere
parole per dormire
parole per fare solletico
ma ci servono parole per amare.

Abbiamo le macchine
per scrivere le parole
dittafoni magnetofoni
microfoni
telefoni

Abbiamo parole
per far rumore,
parole per parlare
non ne abbiamo più.


"Le parole"
Gianni Rodari
da "Il secondo libro delle filastrocche"
Einaudi, Torino 1985

giovedì 5 gennaio 2017

A tende chiuse

E se smettessi? Se chiudessi questo blog? Se terminassi la pentalogia di Legione - mi fa male lo stomaco a lasciare le cose a metà - e non pubblicassi altro? Se a quel punto la scrittura tornasse a essere una faccenda privata?

Ci ho pensato spesso. Ci sono menti e penne migliori in giro, qualcuna qui nei dintorni, e alla gente sarebbe più utile leggere loro.

Ma poi anche per me, insomma. Questa smania di imparare a scrivere meglio, questo misurarmi in continuazione, questo svergognarmi in pubblico, questa sofferenza da insoddisfazione che ogni volta che metto un pensiero in parole mi pare più brutto e più piccolo di com'era nella mia testa, questa preoccupazione di piacere quanto chi piace senza sforzo perché è obiettivamente più bello e bravo di me e di tanti altri.

Dovrei scrivere come mi basta, quando posso stare in mutande e spettinata perché tanto le tende sono chiuse. Ah, che pace! 


E che bel calduccio accanto a questo falò ;)

martedì 3 gennaio 2017

In vino veritas

Dico: «Essere sempre falsi è come essere sempre veri. Basta guardarsi a rovescio.»
Con estrema delicatezza, l'amica mi sfila il bicchiere dalla mano. «Vai a sdraiarti, cara.»